Web tax insabbiata dai tedeschi All'Ecofin nessun passo avanti

Il nuovo governo Merkel rema contro per timore di ritorsioni Usa

Tempi lunghi per la Web Tax, la tassa europea sui profitti dei colossi digitali come Google, Amazon, Facebook ma anche gruppi di calibro medio alto. La discussione informale tra i ministri finanziari riuniti per l'Ecofin non ha prodotto risultati, d'altronde nessuno si aspettava mezze rivoluzioni. Attualmente in Europa l'aliquota per tali gruppi è mediamente del 9,5% contro il 23,2% per le imprese di tutti gli altri settori. La Web Tax prende di mira fra 120 e 150 imprese, di cui solo una parte (un pò più della metà) americane. Ma gli Usa hanno già indicato che in caso di Web Tax Ue ci sarà una reazione dura.

Da quando il nuovo governo tedesco ha messo il freno, preoccupato per eventuali ritorsioni americane sull'industria automobilistica tedesca (non bastasse la guerra dei dazi americani contro l'Europa), il negoziato si è di fatto inceppato. Il ministro francese Bruno Le Maire ha cercato di trovare una soluzione di compromesso. Si tratta della cosiddetta sunset clause: in sostanza, una volta che ci sarà una decisione sulla tassazione dei gruppi digitali a livello internazionale nel quadro dell'Ocse, quella soluzione sostituirà la tassa europea. La reazione del ministro tedesco Olaf Scholz è stata alquanto fredda: «È necessario altro tempo per discutere». Berlino insiste nel dire di non aver messo la retromarcia: una decisione entro l'anno sulla Web Tax fa parte dell'accordo Macron-Merkel. L'Austria, che regge la presidenza Ecofin, cerca un compromesso. Il più strenuo oppositore è l'Irlanda, patria fiscali di grandi gruppi digitali.