Yahoo cerca un salvatore. Si arrende la nonna del web

Via ai negoziati, in fila anche Verizon e At&t. La società vale meno della sua quota di Alibaba: la crisi del gruppo dopo l'avanzata di Google

Se avessero accettato, nel 2008, l'offerta di Microsoft, i soci di Yahoo avrebbero incassato 44 miliardi di dollari. Ma all'epoca comandava, Jerry Yang. Ossia il fondatore, insieme a David Filo, di quello che è stato fino all'avvento di Google il primo motore di ricerche online. Filo e Yang erano studenti in ingegneria alla Stanford University, quando, nel 1994 crearono un database di link per tenere traccia dei portali web che offrivano informazioni sui loro hobby. Yahoo nacque quando i collegamenti erano lenti e addirittura su rete analogica. Poi il successo nel 2000, nel momento della bolla di Internet. Yahoo arrivò a valere oltre 100 miliardi di dollari. Ma il successo ebbe vita breve a causa dell'avvento di Google, che ha un algoritmo per le ricerche in rete molto più efficace delle vecchie «directories» di Filo e Yang.

Il risultato è stata una crisi sempre più grave anno dopo anno. Ora Yahoo in Borsa vale 28 miliardi di dollari. Una bella cifra, potrà obiettare qualcuno. Peccato che rappresenta poco più della metà del valore della quota in Alibaba, il sito cinese per la vendite online concorrente di Amazon, dove Yahoo aveva investito nel 2005 un miliardo per andare alla conquista del mercato asiatico. Ora quella quota vale 40 miliardi di dollari, tutta Alibaba 170 miliardi, mentre Yahoo vale meno della quota detenuta. Per questo la società di Sunnyvale è ora pronta a vendere le sue attività core ed è entrata in contatto con una ventina di gruppi interessati. Tra questi ci sarebbero Verizon, Comcast e At&T. Inoltre, secondo l'agenzia Bloomberg, possibili acquirenti potrebbero essere fondi di private equity, tra cui Bain capital partners, Kkr e Tpg. I colloqui, che sono iniziati ieri potrebbero concludersi rapidamente e tra un mese potrebbero arrivare le offerte. Ma la situazione è difficile. Gli azionisti scalpitano perché vedono il promettente gruzzolo maturato con Alibaba dissolversi per sostenere il sito Yahoo che negli anni ha fatto numerose acquisizioni sbagliate come Geocities, pagata 3 miliardi e Broadcast.com, pagata 5.

Senza contare l'ultima da 1 miliardo di dollari, Tumblir.Si è avverata la più terribile della profezie. E la manager chiamata a raddrizzare il destino di Yahoo nel 2012, Marissa Mayer, ha fatto meglio sul fronte della maternità mettendo al mondo tre figli in 4 anni mentre la crisi del gruppo è diventata irreversibile. Dopo aver perso nel 2015 oltre quattro miliardi di dollari, il gruppo ha annunciato l'intenzione di tagliare la propria forza lavoro del 15% (1.700 posti). E tra gli uffici che saranno chiusi c'è anche quello di Milano. Yahoo, essendo stato il primo vero motore di ricerca del web, è la fiera delle occasioni mancate. Aveva infatti avuto modo di comperare non solo Google, prima della quotazione in Borsa del 2005 ma anche Facebook. Ora queste società valgono miliardi di dollari, al contrario della «nonna» del web il cui valore è meno di zero.