Yellen tiene fermi i tassi: ora preoccupa il lavoro

Continuità, gradualità, flessibilità. È attorno a questi tre punti cardinali che la Federal Reserve intende incardinare il nuovo corso delle strategie di politica monetaria dopo la fresca investitura di Janet Yellen. Due giorni di riunione del Fomc sono serviti a mettere ben a fuoco il percorso: da un lato, i primi due punti programmatici vengono assolti da un ulteriore, cauto taglio da 10 miliardi di dollari degli stimoli economici, che a partire da aprile scenderanno a 55 miliardi. Seppure l'entità della riduzione «non segua un percorso predefinito», ha spiegato la Yellen durante la sua prima conferenza stampa da presidente, è quanto i mercati si aspettavano, anche se Wall Street è parsa nervosa (-0,8%).
Il terzo tassello è forse ancora più importante per gli investitori, perché va toccare la forward guidance nell'aspetto cruciale che finora legava il mantenimento dei tassi tra zero e 0,25%, oltre che a un'inflazione oltre il 2,5%, soprattutto al contenimento sotto al 6,5% dei senza-lavoro. Questi cambiamenti, ha precisato l'erede di Bernanke, «non cambiano nulla delle intenzioni» della Fed, ma «chiariscono come la situazione evolverà» in termini di strategia monetaria. Le ultime indicazioni, relative allo scorso febbraio, hanno collocato al 6,7% il tasso di disoccupazione. Ma quel dato, agli occhi della Fed, non rappresenta una fotografia reale dello stato di salute del mercato del lavoro e, più in generale, della forza della ripresa Usa. Per meglio valutarlo, ha spiegato la prima donna a capo dell'istituto Usa, «è appropriato guardare a molte più cose» che il semplice tasso di disoccupazione.
Ecco, quindi, la decisione di cancellare dal comunicato finale ogni riferimento alla soglia del 6,5%, destinata peraltro ad apparire anacronistica alla luce delle ultime proiezioni della banca di Washington che collocano la disoccupazione 2014 al 6,1-6,3%, mentre il prossimo anno dovrebbe restare sotto il 6% (5,6-5,9%), per poi scendere ulteriormente nel 2016 al 5,2-5,6%).
Occorrerà ancora tempo prima che il costo del denaro possa riprendere a salire. La Yellen ha detto che dalla fine del piano di acquisti di asset, prevista in autunno, potrebbero trascorrere sei mesi prima della stretta. Ciò anche in ragione di una crescita non ancora soddisfacente. Complici le avverse condizioni climatiche, la Fed ha ritoccato al ribasso le stime sul Pil 2014, che crescerà fra il 2,8% e il 3%, meno del 2,8-3,2% previsto in dicembre. Nel 2015 l'aumento sarà invece fra il 3 e il 3,2% (3-3,4%) e del 2,5-3% l'anno dopo (2,5-3,2%). In più, la Fed deve gestire un altro grattacapo: la bassa inflazione, tra l'1,4 e l'1,6% nel 2014 e mai oltre il target del 2% nei prossimi due anni. La Fed, ha detto la Yellen, «è consapevole del fatto che una inflazione che resti al di sotto dell'obiettivo potrebbe porre rischi» alla ripresa. Se il Fomc «nutrisse serie preoccupazioni sul fatto che i prezzi possano restare a lungo sotto il 2%, sono convinta che agirebbe per impedirlo». Alla Bce saranno fischiate le orecchie?