Zucchi, Buffon cerca un cavaliere bianco

Il gruppo tessile si affida a Ernst & Young per individuare nuovi soci e ottenere mezzi freschi. Mille addetti a rischio

Gigi Buffon non basta più. La Zucchi Group cerca un nuovo socio industriale, o meglio un altro «cavaliere bianco» che - come ha fatto finora il portiere della Juventus (primo azionista con il 56,6%) - porti nuova liquidità al gruppo, che versa ancora in forti difficoltà finanziarie. E così nelle comunicazioni mensili imposte alla società dalla Consob per monitorare la situazione debitoria, il gruppo tessile di Rescaldina mette nero su bianco di aver «conferito mandato ad Ernst & Young per la ricerca di soggetti finanziari o industriali che siano interessati ad investire nella Vincenzo Zucchi e nel Gruppo. Anche - continua - per contribuire al rafforzamento patrimoniale e finanziario della società ed agevolare la negoziazione con le banche finanziatrici».

Questo perché, in vista dell'assemblea del 20 aprile, la Zucchi deve trovare una nuova intesa con gli istituti di credito, con cui già per due volte nel 2013 aveva siglato una ristrutturazione del debito. Al 31 dicembre 2014 non risultano infatti rispettati alcuni degli impegni ( covenant ) presi con gli istituti creditori (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bpm, Ubi, Banco Popolare e Bnl, con le prime tre che sono azioniste con il 3,5%, il 4,7% e il 2,5%). In particolare, il debito nei confronti delle banche ammonta a circa 100 milioni, parte dei quali sono già scaduti.

C'è grande attesa, dunque, per la prossima assemblea, inizialmente prevista il 25 marzo e slittata poi di quasi un mese. Entro il 20 aprile la società deve trovare l'accordo con le banche, stendere il nuovo piano industriale, e trovare un investitore di peso. Con all'orizzonte l'ultima spiaggia dell'ennesimo aumento di capitale (26,5 milioni). Una corsa contro il tempo che ha messo in allarme i sindacati. «Sono oltre mille i posti di lavoro a rischio, più altri 300-400 nell'indotto - ha affermato Luigi Cannarozzo - segretario regionale Femca - se non si interviene in tempi brevissimi temiamo il completo disastro finanziario». Ma il tempo stringe e servono anche «le risorse per pagare gli stipendi in arretrato dei 323 lavoratori della controllata Mascioni, che a febbraio hanno ricevuto solo un acconto del 25%, e i fornitori», commentano i dirigenti della Femca: «temiamo che il 7 aprile anche Zucchi non potrà versare gli stipendi». D'altra parte i numeri parlano chiaro, e non basta la riduzione dell'indebitamento che, al 28 febbraio, si è attestato a 85,3 milioni, dai 92,7 di dicembre. Una situazione fragile in cui, anche il primo azionista Buffon non dà garanzie e si avvia a ridimensionare il proprio investimento.