«Economico per chi fa pochi chilometri»

Andrea Indini

I modelli teorici, si sa, sono perfetti. Poi, messi in pratica, vengono a galla le falle. «Il car sharing è idealmente il metodo migliore e più economico per non avere un’auto», ironizza Eduardo Croci, vicedirettore dello Iefe Bocconi (Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente).
In che senso «il metodo più economico»?
«Soprattutto per chi ha una bassa percorrenza annua, cioè per chi ha una soglia inferiore ai 5mila chilometri, il car sharing abbatte tutti i costi fissi legati a una macchina che, però, si usa solo parzialmente. Al contrario, si va a pagare solo quello che si consuma. Così facendo, si ha una vera ottimizzazione dell’uso dell’auto: vengono eliminati i costi di manutenzione e, diminuendo i mezzi in circolazione, si abbasserà anche il livello di congestione legato a traffico e parcheggio».
E a livello ambientale?
«Non si può parlare di un netto miglioramento. È vero che se ci sono meno auto in giro e diminuiscono gli ingorghi, l’inquinamento tende ad abbassarsi, soprattutto in città. Si eliminano, per esempio, le code per cercare un parcheggio. A conti fatti, però, il chilometraggio non diminuisce: chi è abituato a fare 5mila chilometri all’anno, continuerà a farli. In compenso il chilometraggio di più auto si carica su una sola che, presto, per motivi di sicurezza, verrà sostituita. Così facendo, le vetture in circolazione saranno sempre dotate delle migliori performance ambientali».
Possiamo, quindi, dire che il car sharing non ha punti a suo sfavore?
«Assolutamente no. Non ne ha solo da un punto di vista teorico. Se poi però si va a ben guardare le società che offrono questo servizio, a Milano sono solo due. Sono poco pratiche, perché per la maggior parte dei fruitori i parcheggi sono lontani, e hanno procedure complicate e tempi di prenotazione troppo lunghi. La disponibilità di auto è bassa. D’altronde, quale società di gestione sarebbe in grado di mettere sul mercato migliaia di vetture?».
Si tratterebbe soltanto di mettere in moto il meccanismo...
«In parte. Le diverse esperienze europee e statunitensi provano il contrario: ovunque il car sharing è rimasto un servizio di nicchia del quale sono in pochi a usufruire».
Un giudizio finale: crede che possa avere futuro?
«Spero di sì. Oltre alla scomodità le società di gestione dovrebbero far fronte alla mancanza di informazione. Purtroppo non vedo questo sforzo... ».