Ma gli economisti se ne accorgono solo adesso

A pagina 2 del World Economic Outlook, la pubblicazione più importante del Fondo monetario, si trova un’interessante tabellina. Potremmo definirla la tabella degli errori, o meglio - in questo caso - degli orrori. Vi si leggono, infatti, le differenze tra le previsioni di crescita economica dei principali Paesi fatte dal Fmi in gennaio e quelle rese note ieri. Bene: a meno di tre mesi di distanza, gli errori appaiono davvero macroscopici. La crescita mondiale risulta peggiorata dello 0,5% per il 2008 e dello 0,6% per il 2009. La crescita americana peggiora dell’1% quest’anno e dell’1,2% l’anno prossimo; quella di Eurolandia peggiora dello 0,2% nel 2008 e dello 0,7% nel 2009. Infine, la crescita dell’Italia peggiora dello 0,5% quest’anno e dello 0,7% l’anno venturo. Insomma, una catastrofe previsiva. È evidente che gli economisti del Fmi hanno sottovalutato in maniera drammatica l’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale americana ed europea. Un errore particolarmente grave, se si pensa che il Fondo ha a disposizione dati e strumenti tra i migliori - se non i migliori in assoluto - del mondo intero. Alle stime del Fmi fanno riferimento istituzioni e governi, nella convinzione che esse siano le più affidabili. A questo punto sorge spontanea la domanda: ma il Fondo monetario non si sente un po’ a disagio di fronte a un simile fallimento? «Ogni previsione può essere sbagliata - ci ha risposto Simon Johnson, capo economista del Fmi - anzi, è sbagliata per definizione. Questo è il meglio che possiamo fare oggi. Tra un anno - ha aggiunto - ci rivediamo e facciamo i conti». Il fatto è che l’intera comunità degli economisti, fatte pochissime eccezioni, ha sottovalutato l’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale. L’augurio è che le stime di oggi non debbano essere ancora riviste al ribasso. Cosa non esclusa, nel momento in cui lo stesso Fmi dice che la bilancia dei rischi resta orientata verso il peggio.