Ecopass, nel 2009 diesel euro4 a rischio

Il terrorista islamico ti guarda dalla porta accanto o ti sorride quando ti incrocia nel reparto verniciatura, in fabbrica. È sicuramente ben integrato, un buon lavoro e una paga decente, con questi chiari di luna, una casa dignitosa. Magari il suo Comune di residenza lo aiuta addirittura a pagare l’affitto.
I milanesi provano, dopo l’arresto dei due marocchini – regolari, regolarissimi - che progettavano stragi, lo stesso sconcerto dei londinesi che subirono un sanguinoso attentato da musulmani di cittadinanza britannica. La minaccia del terrorismo islamico è globale, la prima linea di quella guerra infame può attraversare qualsiasi città dell’Occidente, non esistono zone franche. E i pericoli non fermentano soltanto fra gli irregolari abituati a nascondersi dietro volti diversi e decine di nomi dalla difficile pronuncia.
È confortante che le forze dell’ordine siano riuscite a neutralizzare gli aspiranti martiri prima che passassero all’azione. La guardia è alta, non c’è motivo di abbandonarsi al panico, ma non c’è nemmeno da cullarsi nella speranza sciocca che, tanto, certe cose succedono sempre agli altri, in altri Paesi. La minaccia del terrorismo internazionale è concreta e sarebbe bene che tutte le forze politiche ne prendessero atto. Spesso le polemiche su questo tema ricalcano spartiti ideologici che prescindono dalla realtà.
Talvolta chi mette in guardia contro le minacce che fermentano in circoli pseudo culturali e pseudo religiosi viene accusato di razzismo e di disprezzo per i diversi, ma la realtà non tiene conto del politicamente corretto. Il circolo di cui erano animatori i due marocchini si chiama “Pace”, si era sempre mosso formalmente nel rispetto della legge a avevano trovato udienza persino nel Tar, che aveva in parte accolto un loro ricorso. Non è più tempo né di cavilli, né di buone intenzioni, né di anime belle che guardano solo il cielo.