Ecuadoriana uccisa perché non vuole abortire

Paola Fucilieri

Quando la madre ne ha denunciato la scomparsa, il 3 novembre, non poteva immaginare che lei, sua figlia, era già morta da tre giorni. Un cadavere senza nome, col volto tumefatto e la testa fracassata e avvolta in un cellophane, ritrovato il 31 ottobre da un passante in via Molise, alla periferia di Locate Triulzi. Ai carabinieri della compagnia di Corsico è bastato fare due più due per capire che si trattava della stessa persona. Dopo tre settimane di indagini - con testimonianze incrociate, avvistamenti, orari e strade da far combaciare - l’assassino è stato portato in caserma venerdì sera. Sì, a uccidere la povera Veronica Angelica Figueroa, una 24enne operaia ecuadoriana residente a Locate con la madre Berta, secondo gli investigatori non può essere stato che lui: il suo uomo, Roberto Di Giacomo, classe ’73, lodigiano di Massalengo, padre di due bambini avuti dalla convivente e operaio in una ditta di Locate che si trova a 50 metri da quella dove lavorava la sua giovane amante.
«La classica storia clandestina che andava avanti da un anno e mezzo - raccontano i carabinieri -. Dove lui non vuole lasciare la famiglia, ma neanche rinunciare alla passione con la ragazza nubile e innamoratissima, una giovane che aveva già obbligato ad abortire un anno prima». Dall’autopsia è emerso che Veronica era di nuovo incinta di quattro settimane. Dalle testimonianze di sua madre, di sua sorella e delle sue colleghe, emerge che la ragazza, com’era già accaduto, avrebbe interrotto la sua gravidanza solo ed esclusivamente se obbligata dall’amante.
«Veronica voleva tenere anche il primo bambino e lui aveva dovuto premere non poco per convincerla ad abortire perché quel figlio, avuto fuori dalla sua unione ufficiale, gli avrebbe creato non pochi grattacapi - hanno spiegato la madre e la sorella della ragazza uccisa, ma anche tutti gli altri testimoni sentiti dai militari di Corsico -. Lei, alla fine, aveva seguito il suo consiglio e si era liberata a malincuore di quel figlio, così “scomodo” per lui. Perché Veronica il bimbo lo voleva con tutte le sue forze».
Secondo quanto emerge dalle indagini stavolta Di Giacomo non sarebbe riuscito a convincere Veronica a interrompere nuovamente la sua gravidanza e - dinnanzi a una situazione che lo metteva chiaramente alle strette, soprattutto nei confronti della convivente e dei due figli - ha deciso di eliminare l’anello più debole e «ingombrante» della situazione, l’amante ecuadoriana appunto. È stato lui, infatti, a vederla viva per ultimo, il 31 ottobre. La coppia è stata vista a Trezzano sul Naviglio un’ora prima del ritrovamento del cadavere che, sempre per gli investigatori, sarebbe stato portato solo in seguito in via Molise. «A casa del presunto assassino abbiamo trovato parti dei bancali di legno prodotti dalla ditta in cui lavorava e di cui aveva le chiavi - spiegano i militari di Corsico -. Noi pensiamo non solo che le fratture alla testa della donna siano state provocate da questi materiali, ma anche che Di Giacomo l’abbia trascinata con una scusa nella ditta, dove l’ha uccisa, per poi far ritrovare il cadavere altrove, in via Molise appunto».
Di Giacomo, nonostante l’incongruenza della sua testimonianza, più volte ritrattata, per ora rifiuta di ammettere le sue responsabilità. Il fermo per omicidio volontario a suo carico (e che i carabinieri, viste le premesse, non escludono possa a breve trasformarsi in un’accusa per omicidio preterintenzionale) verrà convalidato domattina in Procura a Lodi.