Ecuba e la tragedia della giustizia

Da oggi all’Eliseo è di scena Isa Danieli. L’attrice interpreta una delle più grandi eroine della tragedia greca, Ecuba di Euripide. Con lei in scena: Franco Acampora, Fortunato Cerlino, Ciro Damiano, Niko Mucci, Imma Villa. A Euripide si deve la creazione di una serie di grandi figure femminili, problematiche e inquietanti, in cui la sensibilità tormentata, a volte torbida, non può e non sa trovare nelle facoltà razionali, soluzioni equilibratrici.
La messa in scena curata da Carlo Cerciello vede Isa Danieli vestire i panni di una Ecuba moderna, di una donna che percorre un impervio cammino; prigioniera affranta che contempla disarmata le proprie sciagure, abile oratrice che mette alle corde il tracotante nemico, sovrana che si riappropria di una maschera di dignità. Combatte la violenza, accecata dal desiderio di vendetta per la perdita dei figli e, dando continuità a una guerra lunga e interminabile, diventa una macchina di morte in grado di progettare e mettere in pratica una sanguinosa resa dei conti. «Quell’umanità che nel V secolo, cogliendo il senso del tragico, inventò la tragedia greca - spiega il regista -, è molto lontana dalla nostra, volutamente distratta dal dolore umano e dal suo destino mortale, tutta tesa com’è a congelarlo, imbellettarlo e nasconderlo, nell’impossibile desiderio di esorcizzarlo. Oggi la morte, riprodotta e ostentata in maniera ossessionante e ripetitiva, tradotta continuamente in immagine, pur nelle sue forme più cruente, ha finito per creare assuefazione, indifferenza al dolore. Quando, dunque, mi è stata proposta la regia di Ecuba, prima ancora di analizzare il testo in questione e le vicende dei personaggi in esso coinvolti, ho cercato di capire come tradurre il senso del tragico in tragica assenza di tragedia. Il fastidioso gioco di parole, esplicita bene il mio senso di impotenza, di rabbia, dinanzi al perpetrarsi di una costante narcotizzazione delle coscienze, che, di fatto, allontana la consapevolezza della condizione umana».
Ecuba è un testo straordinariamente moderno, in cui accanto a una crudeltà spietata, trovano posto l’amore meraviglioso, assoluto di una madre e quelle richieste di pietà e giustizia disattese dalla consapevole sordità del potere, cui oggi siamo purtroppo abituati. Fino a domenica 28 febbraio.