Edicole in crisi, ogni mese ne chiude una

I giornalai: per aumentare il fatturato dobbiamo ingrandirci. Predolin: vendite in calo con la free press. Aggiungiamo nuovi servizi

Vi siete mai chiesti dove il vostro edicolante fa la pipì? «Per chi resta 14 ore al giorno chiuso dentro al chiosco ci sono due possibilità: la corsa al bar (ammesso che un amico o il commerciante vicino sorvegli il negozio) o arrangiarsi...», raccontano loro stessi. Non succede lo stesso a Roma: in cinque anni metà delle mille rivendite «di strada» sono state ristrutturate (e oggi hanno il bagno). «A Milano manca un piano, i chioschi sono brutti - attaccano i rappresentanti della categoria -. E non possiamo allargarci, l’unico modo per vendere di più». La crisi del settore sta nei numeri: in due anni sono sparite 32 edicole (più di una al mese); le rivendite non esclusive (all’interno di bar o supermercati) sono diminuite quasi di in un terzo, passando da 180 a 131. «Il settore va aiutato, stiamo cercando un modo per farlo», spiega l’assessore comunale al Commercio, Roberto Predolin. Ma i problemi da risolvere sono tanti.
«A Milano, capitale dell’editoria, manca un progetto per rilanciare le edicole», si arrabbia Roberto Ricciotti, presidente dei giornalai milanesi della Cisl. Ricciotti parla da Roma, dove, racconta, «il Comune ha scelto un modello di chioschi, ottagonali per il centro e rettangolari per la periferia, col tetto diverso a seconda del quartiere. Chi ristruttura il suo (investendo del proprio) si ritrovava con un’edicola più grande. Per questo in molti l’hanno fatto». Seicento dal 2000 a oggi.
Anche qui si è iniziato studiare un modello di «edicola Milano», «con un colore e una forma tipici, in grado di identificare la città», ricorda Predolin. Ma a un passo dalla meta tutto si è bloccato. «Manca la volontà del Comune», protestano gli edicolanti. «Non è detto che tutti l’avrebbero accettato - ribatte Predolin -. È più giusto che i progetti arrivino dagli edicolanti, lasciando ai nostri tecnici il giudizio. C’è poi il rischio che pochi, visti i tempi, investano per migliorare le rivendite».
Si torna al problema degli spazi. «Per noi un metro quadrato in più significa un aumento del fatturato del 20-30 per cento - ricorda Giampiero Labò, presidente dello Snag Confcommercio -. In una rivendita ci sono fino a 2.500 pubblicazioni. Meglio sono esposte, più si attrae l’attenzione». Il 60 per cento delle edicole in città sono chioschi. Labò ricorda gli studi sull’«edicola Milano», l’interesse del vicesindaco e del consigliere Barbara de Albertis. Ma alla fine non si è arrivati al progetto. «Le misure di quelli attuali? Due metri per tre, in pochi casi tre per quattro - continua -. Siamo pronti a investire, anche ricorrendo a finanziamenti. Ma ci sono vincoli, con un modello di chiosco più ampio sarebbe più facile». Non ne è così sicuro l’assessore: «In Italia aumentano le vendite, a Milano scendono. La diffusione dei giornali gratuiti è stato un brutto colpo. Insomma, non è facile investitore in queste condizioni». Il Comune vorrebbe affidare (pagando) nuovi servizi ai giornalai. «È un’idea - spiega Predolin -. Potremmo sistemare dei computer che spiegano quali cinema o teatri sono aperti. Così arriverebbero nuovi (potenziali) clienti». La crisi ha tagliato i «contatti». «Se dieci anni fa c’erano mille persone che compravano in edicola, oggi sono 700 - spiega Antonino Cippo, segretario della Finagi-Cgil milanese -. I “totem informativi”? Ben vengano se portano nuovi contatti. Ma si deve passare all’azione. La rete ha perso il 20 per cento di vendite in pochi anni».
Gli edicolanti chiedono procedure più rapide («chi vuole allargarsi si scontra con la burocrazia») e più attenzione dagli editori («quando un prodotto tira ce ne consegnano poche copie»). Scontenti sono anche i gestori delle rivendite in metropolitana. Il problema è di spazi («ci fanno ritrarre troppo gli espositori») e di biglietti. Un anno fa i sindacati minacciavano uno sciopero della vendita: a Milano, per ogni tagliando venduto, al negoziante resta il 3 per cento. Meno che a Roma, Bologna o Firenze. La promessa non ha avuto seguito, senza che qualcosa sia cambiato. E il malumore verso i sindacati è cresciuto. L’Atm aveva spiegato un anno fa che l’accordo viene fatto con il singolo edicolante, non esiste un contratto di categoria. «Aspettiamo l’introduzione del biglietto elettronico, che per noi comporterà nuovi operazioni - dicono Cgil, Cisl e Snag -. A quel punto discuteremo di tutto».