Gli edili chiedono al Comune di passare dai progetti ai fatti

Terzo Valico, finanziamenti europei, social housing: sono le sfide degli imprenditori edili al sindaco Marta Vincenzi, da Begato alla Valbisagno. Dalle aziende arriva l’allarme: se i progetti restano bloccati, a fine anno a Genova ci saranno licenziamenti che equivalgono ai lavoratori di due aziende come la Ferrania. E non si tratta di progetti faraonici o sconvolgenti per la città, ma parcheggi pertinenziali, edilizia popolare, project financing.
Ieri mattina Vincenzi, insieme al presidente della provincia Alessandro Repetto, ha partecipato all'assemblea pubblica organizzata da Assedil al Palazzo della borsa intitolata Genova che verrà affrontando tutti i temi caldi del settore. E il panorama genovese è stato descritto dal presidente dell'associazione Marcello Marzini che ha avanzato anche alcune richieste agli amministratori pubblici.
«Sulla necessità del Terzo Valico siamo tutti d'accordo. Puntare sui finanziamenti anche dell'Unione Europea per lo sviluppo di Genova pure. Sulle lodevoli iniziative della Regione e del Comune - ha detto Marzini - in tema di social housing occorre invece confrontarsi con il dato economico locale. Noi siamo pronti ad approfondire con la pubblica amministrazione le condizioni di realizzabilità della sostituzione edilizia. Si tratta, in sostanza, di applicare a questo ambito di intervento le tecniche e l'esperienza del project financing con un sapiente mix di risorse pubbliche e private».
Un'altra sfida che Assedil intende accettare è quella della rigenerazione del tessuto urbano con l'obiettivo di riconvertire a nuove funzioni aree e fabbricati dimessi e degradati. Il presidente Marzini ha poi ricordato i numeri del comparto edilizio a Genova. Si tratta di un volano fondamentale per il mercato del lavoro. Nel 2004 hanno lavorato nelle imprese edili 47mila persone, quasi il 40 per cento degli occupati dell'intero settore industriale della regione, con un aumento negli ultimi sette anni del 32,9 per cento, che ha consentito alla Liguria di mantenere i livelli occupazionali sostanzialmente stazionari, nonostante la flessione registrata da tutti gli altri settori economici. Gli imprenditori lamentano che, dal 2005, tuttavia, è cominciato un periodo di declino degli investimenti pubblici che ha portato, nell'ultimo anno e mezzo, alla perdita di oltre 1000 posti di lavoro a Genova, soprattutto nelle piccole imprese. Molti operai genovesi vanno adesso a lavorare fuori regione. Sul tema del personale è intervenuto ancora Marzini.
«Ci scontriamo con una burocrazia che blocca tutto - ha spiegato Marzini - Se andiamo avanti così, perderemo mille posti di lavoro».