Edilizia ferma, il Comune dà il colpo del ko

LAVORO, danni della politica. Il settore ha già perso oltre il 20% degli occupati. Lo stop al piano regolatore stronca le speranze di ripresa. Il Piano di governo del territorio poteva creare 35mila posti l'anno. "Revocati" con la delibera

Non si può certo dire che siano «affari loro». Se fossero solo i costruttori a patire le conseguenze dello stop al Piano di governo del territorio, la questione la si potrebbe liquidare così. Il problema è che il settore - lo dicono gli ultimi dati della Cassa edile - spinge (o forse si dovrebbe dire spingeva) tutta l’economia locale. Un motore composto da migliaia di imprese e decine di migliaia di occupati. Un motore che si è fermato. I numeri dell’ente formato da imprese e sindacati parlano chiaro. Parlano di un trend in forte difficoltà, che negli ultimi anni - quelli in cui la crisi globale è passata dall’economia di carta alla realtà - si è tradotto nella perdita di oltre il 20 per cento degli occupati. Una voragine che ha inghiottito 10mila posti di lavoro dal 2008 a questa prima metà del 2001 - l’andamento ufficioso di maggio-giugno è in linea con quello registrato nel primo quadrimestre.
Ecco perché la revoca del Piano di governo de territorio appare come un danno dagli addetti ai lavori. Blocca, fra le altre cose, le speranze di ripresa di un settore nevralgico. Getta nel caos il settore. E lo fa senza una ragione concreta che appaia in modo chiaro, piuttosto per assecondare una linea ideologico-propagandistica - quella della «tabula rasa» su ogni scelta o decisione che sia stata presa dall’amministrazione di centrodestra guidata da Letizia Moratti.
Sono 37mila (ad aprile) i lavoratori occupati nell’edilizia nel territorio di Milano-Lodi-Monza e Brianza, quello cui fanno riferimento i dati. Un dato cresciuto di poco dall’inizio dell’anno, come tradizionalmente accade fino a giugno-luglio, quando si registra una caduta fisiologica recuperata in genere dopo lo stop estivo. I 37mila posti di lavoro dell’aprile 2011 vanno confrontati col dato corrispondente degli anni scorsi. Ad aprile 2010 erano 40.021. L’anno precedente 43.959. Nel 2008, l’anno migliore, sono stati registrati 46.774 posti di lavoro. La differenze 2008-2011, dunque, fa registrare una perdita secca di 9.747 posti, oltre uno su cinque. Il 21 per cento per l’esattezza.
Il dato che si riferisce al numero delle imprese è in linea con la tendenza dell’occupazione. Sono 7.230 oggi le imprese. Va sottolineato che il dato è ancora parziale, ma anche qui il trend è molto chiaro. Le ditte della zona Milano-Lodi-Brianza erano 7.710 nello stesso mese del 2010, 8.311 nel 2009, e addirittura 8.718 nell’anno migliore, ancora il 2008. La differenza tocca i 17 punti percentuali.
È in questo quadro che s’inserisce la decisione dell’amministrazione comunale guidata da Giuliano Pisapia di revocare la delibera di approvazione del Piano di governo del territorio. La decisione della giunta, presa unanimemente su input del nuovo assessore all’Urbanistica, l’avvocato Ada Lucia De Cesaris, avrà un effetto nefasto sulle prospettive di sviluppo di un settore che fa fatica a riprendersi e che non a caso, nel corso della campagna elettorale aveva chiesto in modo pressante e deciso di approvare presto e senza modifiche il Pgt. Si è calcolato che le attività messe in moto dal Pgt avrebbero determinato le condizioni per un’espansione forte, creando 35mila posti di lavoro l’anno nei prossimi due decenni, fra maestranze, tecnici, impiegati nelle ditte dell’edilizia, dell’indotto e della finanza. Decine di migliaia di posti di lavoro rinviati. Non si sa bene a quando e perché.