Edison, A2A e i soci italiani alla ricerca di finanziatori

La decisione della francese Edf di accantonare 715 milioni di euro per affrontare il rischio relativo alla propria partecipazione in Edison, ha di fatto avviato una nuova fase nella vicenda che riguarda la governance della società energetica italiana. La situazione si sta arroventando e le poche settimane che separano dal 14 (cda di Edison sui conti ed eventuali svalutazioni) e dal 15 marzo (eventuale disdetta del patto di sindacato) saranno sicuramente dense di attività. La prospettiva ultima, in caso di mancanza di accordo, è prevista dagli stessi patti che oggi reggono la governance: l’uscita sarebbe decisa da un’asta reciproca nella quale Edf e i soci italiani di Delmi guidati da A2A, dovrebbero contendersi la quota «avversaria» di Transalpina di energia (che a sua volta controlla con il 60% Edison) nella quale partecipano pariteticamente.
É il finale preferibilmente da evitare, ma da parte italiana sono cominciate le grandi manovre. I soci italiani riuniti in Delmi (A2A, Iren e altri) si stanno muovendo per formare una cordata con la quale prepararsi a un eventuale, grosso esborso di denaro (Edison capitalizza 5 miliardi). Si stanno sondando banche, fondi, investitori istituzionali. La partita è fortemente caratterizzata dalla politica, anche perchè in gioco - come tre anni fa per Alitalia - c’è l’italianità di un’azienda importante, in un settore strategico. Uno degli uomini-chiave in questa fase è Graziano Tarantini, 51 anni, avvocato, area CL, ex presidente della Compagnia delle Opere di Brescia, presidente del consiglio di sorveglianza di A2A, vicepresidente della Banca popolare di Milano (altro piccolo azionista di Delmi) e presidente di Banca Akros. Il consiglio di sorveglianza è espresso dai Comuni e per la sua natura è più vicino a manovre di riassetto rispetto al consiglio di gestione, presieduto da Giuliano Zuccoli. Ruoli ancora da definire potranno essere svolti da Mediobanca e da Intesa Sanpaolo. Ieri, tra le ipotesi circolate, c’era anche quella di un coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti, controllata direttamente dal Tesoro.
Ma immaginare un’operazione in stile Alitalia appare in questo momento quanto meno prematuro. Ieri il sottosegretario alle attività produttive con delega all’energia, Stefano Saglia, ha detto: «Su Edison il governo ha acceso un faro: è fondamentale mantenere gli accordi originali che prevedono una governance paritetica». Saglia si è tuttavia mostrato critico verso i francesi, colpevoli di non aver «preinformato il governo» dell’accantonamento effettuato su Edison. Ma ha stemperato: «Non c’è nessuna guerra diplomatica sull’energia con la Francia, anzi c’è massima sintonia con Parigi. Ma bisogna sempre distinguere tra governo e aziende». Anche Zuccoli è entrato nel dibattito sottolineando la «massima identità di vedute» tra Delmi e i soci francesi, anche se «i patti parasociali vanno rivisitati».
Va ricordato, tuttavia, che al di là di tali patti, i veri pesi di italiani e francesi sono diversi. Se a Edf e ad A2A (e soci) appartiene, attraverso Tde, il 30% di Edison ciascuna, i francesi possiedono anche un 20% circa in via diretta. Che, in caso di scioglimento dei patti, potrebbe assumere un valore determinante.