Edison accorcia il piano industriale ma rafforza l’investimento sul gas

Progetto rivisto al 2011 (invece del 2013). Sgubini (ex Eni) senior advisor

Paolo Giovanelli

da Milano

Giuliano Zuccoli e Umberto Quadrino, presidente e ad di Edison, arriveranno oggi pomeriggio all’incontro con gli analisti con un piano industriale «sforbiciato». Il piano 2006-2013 presentato il 7 dicembre scorso dovrebbe essere stato accorciato di due anni, al 2011, a quanto pare su richiesta degli stessi analisti che, dopo le grandi manovre sul capitale di Foro Buonaparte avvenute lo scorso anno, si troverebbero più a loro agio a muoversi su orizzonti non troppo lunghi. I dati forniti dovrebbero quindi essere diversi rispetto a quelli della prima versione, riveduti inevitabilmente al ribasso, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti (previsti inizialmente in 5 miliardi).
Quello che non dovrebbe cambiare è comunque il forte accento sullo sviluppo del settore gas, sia sul lato della ricerca (con nuovi accordi internazionali) sia su quello degli approvvigionamenti con il previsto completamento entro il 2008 del terminale di rigassificazione in Adriatico, al largo di Rovigo. E non a caso ieri Edison ha annunciato che Luciano Sgubini, responsabile fino a fine 2005 del settore Gas & Power dell’Eni, è stato nominato senior advisor di Foro Buonaparte per il settore idrocarburi. Sgubini, che era uno degli uomini-chiave del gruppo guidato da Paolo Scaroni, farà direttamente riferimento a Quadrino. Un comunicato Edison definiva ieri il settore idrocarburi come «elemento trainante» per il futuro della società che sta partecipando alla progettazione di un rigassificatore da costruire in Toscana e da affiancare a quello di Rovigo e di due gasdotti per collegare l’Italia con Grecia e Algeria.
Intanto entro il 4 febbraio, secondo quando concordato da Delmi (la società azionista che assieme a Edf controlla Edison attraverso Transalpina di energia) con la Borsa, verrà collocato almeno il 4,8% del capitale Edison per ricostituire il flottante: al momento in Borsa c’è il 3,7% del capitale e l’impegno è di portarlo ad almeno l’8,5 per cento. Il collocamento, come previsto, avverrà attraverso un private placement presso alcuni investitori istituzionali (in teoria ne basterebbero tre): in prospettiva le azioni potrebbero essere poi ricollocate sul mercato. A cedere le azioni dovrebbero essere JP Morgan e Mediobanca (che hanno rispettivamente il 4,6 e il 3,1%), e non è neppure escluso che in un secondo tempo le due banche d’affari cedano al retail anche i titoli che non saranno piazzati con il private placement.
In attesa della presentazione del piano «corto», ieri i titoli Aem ed Edison sono saliti decisamente in Borsa: il primo ha guadagnato il 2,61%, il secondo il 2,59%. Secondo alcuni analisti c’è anche da tener presente che per Aem si sta avvicinando la conclusione della vicenda Atel. Sia che il gruppo guidato da Zuccoli ne esca (facendo cassa e riducendo il debito), sia che soprattutto salga nella società svizzera (consolidando la propria presenza internazionale), per la Borsa si tratta di una buona notizia. Senza contare che è anche attesa a breve la cessione di Metroweb, che porterà altra cassa.