Edison-Edipower, Zuccoli spinge l’integrazione

È un’operazione che se andasse a buon fine farebbe crescere il peso di Aem

Paolo Giovanelli

da Milano

Una fusione Edison-Edipower? Forse sì, forse no. Ma la cosa è allo studio della Bain & Company, che ha ricevuto l’incarico da Foro Buonaparte. L’idea piace soprattutto a Giuliano Zuccoli, presidente e ad di Aem (che è azionista di controllo Edison assieme a Edf), ma anche presidente di Edison e di Edipower. Quest’ultima è una ex Genco, la più grande di quelle messe in vendita dall’Enel: al momento della cessione aveva centrali elettriche per una potenza di 7.500 megawatt.
Nello studio, frutto di due mesi di lavoro della Bain, secondo quanto riporta l’agenzia Radiocor, sono prese in considerazione tre ipotesi: una fusione per incorporazione di Edipower in Edison con rispettivi concambi azionari (e sarebbe questa la soluzione che piace di più a Zuccoli); una integrazione operativa della ex genco nella controllante (ma senza arrivare alla fusione); e infine uno spezzatino di Edipower. Quest’ultimo scenario sarebbe giustificato dalla suddivisione dell’azionariato Edipower che fa capo per il 40% a Edison, il 16% ad Aem Milano, un altro 16% alla svizzera Atel, per un 8% ad Aem Torino e per la quota restante a Unicredit, Royal Bank of Scotland e Interbanca. I tre istituti cederanno la loro partecipazione agli altri azionisti nel 2007.
I problemi che sarebbero sollevati dalla fusione non sono però indifferenti: innanzi tutto non è chiaro che cosa ne pensino Atel ed Aem Torino (e questo potrebbe spingere verso uno spezzatino, sempre ammesso che vada bene a tutti). In secondo luogo c’è un problema di fondo che, almeno per il momento, sembra bloccare la fusione: la vendita delle genco prevedeva esplicitamente che società pubbliche non ne potessero detenere più del 30 per cento. E i due azionisti di maggioranza di Edison (Edf e Aem Milano) sono a controllo pubblico: a cascata, quindi, anche Edipower è controllata da azionisti pubblici. E la cosa a suo tempo ha suscitato le proteste di Acea Roma, Asm Brescia ed Endesa. Sulla questione né il precedente governo, né l’attuale, hanno fatto chiarezza, al punto che Pierre Gadonneix, numero uno di Edf, si rifiuta di rispettare l’accordo Enel-Edf su Edison, proprio per la possibilità (più teorica che pratica) che il governo italiano faccia scattare la clausola del 30 per cento. Difficile così pensare a una fusione con una spada di Damocle che rimetterebbe tutto in gioco.
Un terzo aspetto che potrebbe rallentare l’operazione sta nel fatto che oggi Edison sembra avere altre priorità che vanno soprattutto in direzione del gas. Rigassificatori e gasdotti sono in cima alla lista delle cose da fare, mentre l’ad Umberto Quadrino ha detto ancora alla scorsa assemblea degli azionisti che ormai il programma per lo sviluppo del settore elettrico di Edison è quasi concluso. Questo non vuol dire che non si possano cercare sinergie tra le due società, ma il sistema di «tolling» per la produzione di Edipower non facilita le cose. Il tolling prevede che ogni azionista fornisca il gas per produrre l’energia che gli serve. Ed è quindi difficile fare acquisti in comune, se non nelle attrezzature.
Ma nella partita ci potrebbe essere un altra motivazione, tutt’altro che secondaria, a spingere Zuccoli a sostenere la fusione: nel caso di incorporazione, il 16% detenuto direttamente da Aem in Edipower rafforzerebbe la presenza dell’azienda milanese in Foro Buonaparte, riequilibrando almeno in parte il peso tra i due azionisti di maggioranza, che oggi pende decisamente a favore dei francesi. Ed è forse anche per questo che Edf non ha fretta.