La Edison importerà gas dal Mar Caspio

Paolo Giovanelli

da Milano

Per un rigassificatore che forse non si farà più dopo il voltafaccia delle amministrazioni di Brindisi e della Puglia (ma la partita non è ancora conclusa), c’è invece un nuovo gasdotto che spunta, forse un po’ a sorpresa, attraverso l’Adriatico e che porterà fino a 8 miliardi di metri cubi l’anno di gas che arriva dal mar Caspio. Il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, e il ministro greco per lo Sviluppo, Dimitris Sioufas, hanno infatti sottoscritto ieri ad Atene un protocollo di intenti per la costruzione di un nuovo gasdotto tra Italia e Grecia che la Edison sta sviluppando assieme al gruppo greco Depa. «Edison potrà avere gas a buon prezzo» ha detto l’ad Umberto Quadrino.
Il gas partirà dall’Azerbaijgian e dall’Iran, attraverserà Turchia e Grecia, l’Adriatico, per poi sbarcare in Puglia. Tutta la zona del Caspio è una delle più ricche di idrocarburi al mondo (petrolio e gas): il 20% delle riserve totali è concentrato in quell’area. A Nord e a Est (in Russia e in Kazakhstan) è presente anche l’Eni (e a Est ha trovato il più grande giacimento degli ultimi trent’anni), mentre il gas che arriverà in Italia attraverso il nuovo gasdotto proverrà dai pozzi che si trovano a ovest (Azerbaijan) e sud (Iran).
Il gasdotto entrerà in esercizio dal 2010: la parte «nuova» tra Grecia e Italia sarà lunga 800 chilometri, di cui 600 saranno realizzati da Depa in territorio greco e 200 nel tratto marino fino alla costa pugliese. Quest’ultimo percorso sarà realizzato da una joint venture, chiamata Poseidon, cui parteciperanno in modo paritetico Edison e Depa. Il costo, secondo indiscrezioni, dovrebbe avvicinarsi al miliardo di euro.
Fin qui il gasdotto, che si inserisce nella ben più ampia partita delle importazioni di gas: il «no» al rigassificatore di Brindisi ha trovato un altro «no», quello del governo. «Di revoche non se ne parla», ha detto il ministro Scajola in una riunione con le amministrazioni pubbliche interessate. Ma la questione non è esaurita: i partiti del «no» e del «sì» attraversano trasversalmente la società brindisina. I sindacati sostengono il rigassificatore per i posti di lavoro che creerebbe nella costruzione, prima, e poi nella sua gestione.
D’altro canto proprio Edison assieme alla americana Exxon e a Qatar Petroleum sta puntando su un altro terminale per l’importazione del gas, in alto Adriatico, al largo di Rovigo. In questo caso, dopo discussioni di anni, c’è il via libera delle amministrazioni locali e il progetto sta entrando nella sua fase esecutiva. Edison sta anche progettando un secondo terminale nella zona di Rosignano, in Toscana: anziché al largo, come a Rovigo, l’impianto sarà collocato all’interno dello stabilimento Solvay. Entrambi i terminali avranno una capacità di otto miliardi di metri cubi all’anno, pari a quella del nuovo gasdotto.
Altri terminali, in cui non è coinvolta Edison, sono in progettazione a Livorno e Monfalcone, cui è interessata la spagnola Endesa, nel Tirreno assieme all’Amga di Genova. E i terminali, diversamente dai gasdotti, possono ricevere il gas via nave da qualsiasi produttore: un vantaggio da non dimenticare.

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