Edison, partita a scacchi alle mosse finali

Tanti soggetti, tanti interessi diversi, e su tutti la «ragion di Stato»; un settore articolato, delicato e strategico come l’energia: gli ingredienti e i protagonisti della vicenda Edison sono complessi e, se ci si concentra sui dettagli della cronaca, alle volte si perde di vista l’insieme. Le ultime notizie indicano visioni discordanti all’interno del fronte italiano, che a sua volta dovrà scegliere un proprio rappresentante per interloquire con la controparte, i francesi di Edf. Sembra quasi un momento di stallo, con Edf e Delmi-A2A che si studiano, entrambi aspettando una mossa dell’altro, dopo che il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, ha avviato le danze con l’apertura ai francesi. C’è un mese e mezzo di tempo, ormai ai supplementari. C’è Intesa Sanpaolo che lavora sottotraccia, anche se ufficialmente nega, e su cui Romani preme. In gioco, i nuovi assetti dell’energia in Italia. Facciamo il punto.
EDF
L’attuale governance di Edison, con un artificiale controllo paritetico tra Edf e gli italiani di Delmi (guidati da A2A), è stata determinata dieci anni fa per evitare che la seconda società energetica nazionale diventasse francese. Visto che i nodi vengono sempre al pettine, dopo dieci anni diventerà francese. Gli accordi del marzo scorso furono stoppati dal ministro Giulio Tremonti perché, con un sonoro uno-due, i francesi si erano già presi Bulgari e stavano scalando Parmalat, ed era poco presentabile dare loro contemporaneamente anche Edison. Edf, colosso parigino dell’energia, ha interesse a mantenere la sua posizione di secondo operatore sul mercato italiano attraverso Edison, per continuare con essa le attività nel settore elettrico e degli idrocarburi anche all’estero, specie nel bacino del Mediterraneo.
EDIPOWER
Il divorzio dagli italiani riuniti in Delmi ruota intorno a una società, Edipower, titolare di 9 centrali di medie e grandi dimensioni per un totale di 7mila megawatt, che producono l’energia per gli azionisti di Edison, i quali poi la distribuiscono sul mercato: la stessa Edison, A2A, Iren, Dolomiti Energia. In marzo gli accordi erano ormai a buon punto, e prevedevano l’assegnazione di singole centrali ai soci italiani in uscita. A2A avrebbe ottenuto due centrali idroelettriche e riteneva l’affare vantaggioso. Oggi si sta invece discutendo su una Edipower tutta italiana, con compensazioni in denaro. Se così andasse, Edison scenderebbe a 9mila megawatt ma resterebbe il secondo produttore in Italia, tallonato però da A2A.
Edipower nei prossimi anni dovrà investire oltre un miliardo nelle centrali di Brindisi (carbone) e San Filippo del Mela, in Sicilia (olio combustibile), e chiunque ne sarà azionista dovrà farsene carico. Inoltre, la sovracapacità del mercato e la volatilità dei prezzi, perdipiù in uno scenario recessivo, pongono seri problemi gestionali. Molti si chiedono: meglio che Edipower resti a Edison o che passi alla cordata italiana?
A2A
La società ha due anime: quella milanese e quella bresciana, rappresentate dal presidente del consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, e dal presidente del consiglio di sorvegliana, Graziano Tarantini. Il primo vorrebbe tutta Edipower italiana, il secondo frena e preferisce lo «spacchettamento». Ma la posizione ufficiale della società - che ha scelto Mediobanca, altro socio Delmi, come advisor unico - è granitica: «La trattativa con Edf procede sulla base di quanto stabilito il 7 luglio 2011, quando il consiglio di sorveglianza aveva fornito l’indicazione al consiglio di gestione di proseguire nella trattativa, auspicando alcune modifiche migliorative».
IREN E DOLOMITI ENERGIA
La prima - multiutility piemontese, ligure, emiliana - ha il 15% di Delmi e il 10% di Edipower; la seconda il 10% di Delmi.
Entrambe, ma Iren in particolare, si sono più volte distinte sulla vicenda Edipower, ritenendo più utile, in questa fase di mercato, monetizzare l’uscita da Edison. C’è chi poi indica un’altra soluzione possibile: quella di cercare una compensazione all’uscita da Edison degli italiani non soltanto in Edipower, ma nell’intero parco di produzione di Edison (in tutto, 102 centrali idro e termo, anche piccole) perché in un ventaglio più ampio si potrebbero trovare più facilmente asset per soddisfare ciascuno.
ACEA
Quasi a sorpresa, Acea - la multiutility romana - ha dichiarato e confermato il suo interesse a entrare nella partita. Il suo interesse è quello di comprare capacità produttiva, di cui è deficitaria, e ha un asso nella manica: il suo direttore generale, Paolo Gallo, ingegnere, è stato amministratore delegato di Edipower, che conosce come pochi.
IL GOVERNO
La «ragion di Stato» è sempre legata ai settori strategici e regolamentati. Lasciare ai francesi l’energia o il trasporto aereo (quante analogie con la vicenda Alitalia!) non è come veder passare oltre le Alpi bijoux o latticini. Perciò l’interesse nazionale, in questo momento, appare quello di non rafforzare troppo Edf e, parallelamente, di non indebolire gli uscenti soci italiani. Da parte loro, i francesi non potranno che far buon viso: perché l’energia non è un settore che si può gestire senza un buon rapporto con le autorità di governo.