Gli editori fanno «boom»

Strano Paese, l’Italia. Ha un tasso di lettura tra i più bassi del continente (meno della metà degli italiani legge un libro all’anno, e meno del 10 per cento legge più di un libro al mese), ha il numero forse più basso – al netto degli stranieri – di visitatori nelle mostre e nei musei, e una popolazione che meno di qualsiasi altra compra abitualmente un quotidiano. Eppure, non solo la quantità di libri stampati continua a crescere (in media si pubblicano tra i 60 e i 70mila titoli all’anno), ma a crescere vertiginosamente – nonostante la crisi economica - è il numero di editori.
A rivelarlo è il «Catalogo degli editori italiani» appena pubblicato dall’Editrice Bibliografica di Milano, il cui direttore è Giuliano Vigini, uno dei massimi esperti del «libro» del nostro Paese. Il poderoso volume per il 2009 censisce complessivamente 9.676 case editrici nazionali, delle quali 197 assolutamente nuove. E non parliamo di editori «fantasma», ma di realtà operative, dal punto di vista imprenditoriale, con un progetto editoriale definito e l'aspirazione ad essere presenti nel maggior numero di librerie possibile (tanto da aver già richiesto all'Agenzia Isbn almeno 10 nuovi codici per altrettante novità che intendono pubblicare nel corso dell’anno). Ma il dato più sorprendente è quello della Lombardia, che per tradizione è da sempre la regione con il maggior numero editori. Qui, infatti, soltanto nell’anno solare 2008 sono nate, e regolarmente registrate, 177 realtà editoriali, per un totale di 2031 case editrici sull’intero territorio. Di esse 1.155 svolgono attualmente la loro attività a Milano, capitale indiscussa dell’editoria, contro le 1.086 dell’anno precedente. E non è poco, tenendo conto che nel capoluogo lombardo si pubblica il 38,5% dei libri italiani e si vende quanto in otto-nove regioni del Centro-Sud messe assieme. Che le vendite siano in caduta libera, le librerie chiudano una dopo l’altra, i volumi vadano al macero e le case editrici spariscano con la stessa velocità con cui sono nate, sono dettagli. L’importante è provarci. Ed ecco che a venire incontro ai nuovi nati nel mondo editoriale ci ha pensato l’Aie (Associazione Italiana Editori) che per il 10 e 11 marzo, nella sede di Porta Romana 108, ha organizzato un corso ad hoc: «Come diventare editori. I primi passi per aprire una casa editrice». Una full immersion di due giorni al costo di 650 euro (per le modalità di iscrizione consultare il sito: www.aie.it) per conoscere tutte quelle norme e strumenti di carattere fiscale, giuridico e commerciale necessari per entrare nel mercato e, soprattutto, restarci. «Difficile non è produrre il libro – spiega il direttore Aie, Alfieri Lorenzon -, ma continuare a farlo: trovare i punti vendita, gestire le norme fiscali, i diritti, i contratti di edizione».
E in effetti, dati alla mano, la presenza sul mercato tra grande distribuzione e canali on line (che oggi occupano il cinque per cento del settore) è sempre più difficile e competitiva. Dei settantamila volumi stampati all’anno, infatti, solo la metà arriva in libreria, e di questi un’altra metà resta invenduta. Gli editori «veri», che pubblicano un numero significativo di novità all’anno, sono poco più di mille. Mille, su novemila registrati. È un mercato importante ma piccolo, con tante strettoie organizzative – continua Lorenzon -. Bisogna muoversi bene per non perdere tempo, denaro e occasioni. Non è un caso se le librerie on line siano quelle preferite dai piccoli editori: danno visibilità e consentono di vendere bene anche titoli che non sono bestseller». Editori, insomma, non ci si improvvisa. Tanto più in un Paese come l’Italia, dove nessuno legge, pochi comprano i libri, ma tutti li pubblicano.