Edoardo Detkens e Leone Wetmanski

Si tratta di due sacerdoti polacchi uccisi dai nazisti. Il primo, Edoardo Detkens, era rettore della chiesa di Sant’Anna a Varsavia e responsabile della pastorale dei centri accademici. Aveva settantaquattro anni ed era stato ordinato prete nel 1913. Fu arrestato nel 1939 a un mese dall’invasione della Polonia. Subito spedito nel lager di Dachau, morì nel 1942 in una camera a gas. Leone Wetmanski, di un anno più giovane, era il vescovo ausiliare di Plock. Fu preso nel febbraio del 1940 e portato nel campo di concentramento di Dzialdowo. Qui, dopo mesi di maltrattamenti, morì sotto tortura. Il vescovo Wetmanski venne arrestato assieme al titolare della diocesi, Antonio Giuliano Nowowiejski, poi morto nello stesso modo. Quest’ultimo è il capofila della schiera dei 108 cattolici (sacerdoti, religiosi e laici) polacchi trucidati dai nazisti e beatificati in gruppo da Giovanni Paolo II nel 1999. I nazisti procedettero immediatamente contro il clero nella Polonia occupata perché ne conoscevano l’ascendente e il suo essere ineludibile punto di riferimento culturale per la nazione polacca. I due martiri oggi ricordati avevano tutti i numeri per rappresentare ciò che il nazismo temeva di più. Esperimenti vennero condotti su una ridotta porzione di territorio polacco soggetta direttamente al Führer. Riguardavano i modi di sradicare il cristianesimo e, possibilmente, ridurre il numero dei polacchi (a questi venne infatti vietato sposarsi prima di una certa età). Poi, a guerra vinta, l’esperienza fatta sarebbe stata estesa a tutto il Reich «millenario».