Edoardo Garrone: «Ecco perché non sarò il prossimo sindaco»

Il vero miracolo genovese: utile record e in 18 mesi il titolo è cresciuto del 150%

(...) Un dato ancor più significativo se si tiene conto dello stato drammatico di gran parte dell’economia ligure. Un dato ancor più significativo se si tiene conto che Forbes, che è una specie di Bibbia a stelle e strisce dei soldi («L’ha detto Forbes» è una di quelle frasi di fronte alle quali noi che non mangiamo pane ed economia facciamo immediatamente silenzio), ha inserito la Erg fra le 400 società al mondo, solo 12 in Italia, consigliate per il loro appeal sugli investitori. A me, pare una roba grossissima. Se non altro perché «l’ha detto Forbes».
Ho fatto tutto questo pistolotto, del quale mi scuso vivamente con chi è allergico a numeri, dati, statistiche e si spaventa quando arriva alla pagina dell’economia - identikit in cui confesso tranquillamente di riconoscermi almeno un po’ - per dire una sola cosa. Magari Edoardo Garrone ha il cuore che batte a centrosinistra, ma io uno così lo vorrei sindaco domani. Così come voterei suo fratello Alessandro, coautore di questo miracolo economico. Al di là degli schieramenti politici, delle barriere ideologiche o dei ragionamenti di convenienza. Parlano i numeri, per l’appunto.
Piccolo particolare: Edoardo Garrone non ha alcuna intenzione di candidarsi a sindaco di Genova. L’aveva detto, l’ha ripetuto e lo conferma al Giornale a margine della presentazione dei bilanci Erg e dell’ultima novità in casa Garrone: l’operazione trasparenza sui prezzi del carburante, che presentiamo nelle pagine economiche. Operazione che sembra destinata a rafforzare la Erg nella classifica europea delle aziende che si distinguono per l’attuazione di politiche di sostenibilità etica, ambientale e umana. Paroloni che, con il petrolio non sembrerebbero destinati ad andare così d’accordo. Eppure. Edoardo e Alessandro si coccolano con gli occhi le tabelle della Kempen Capital Management e della Sns Asset Management. Anche qui: non so benissimo cosa siano la Kempet e la Sns, ma chi ne sa mi assicura che si tratta di roba seria.
E proprio qui, al confine fra l’etica sociale e i successi, arriva il discorso su Garrone sindaco. Appena glielo chiedo, Edoardo sorride, tormenta il sigaro che è la sua vittima preferita, poi ribadisce per l’ennesima volta: «No, non è nei miei piani».
Però.
E anche qui i Garrone fanno le cose in grande. Un altro, si limiterebbe a un però solo. Edoardo, un po’ come i dati sulla Erg, raddoppia, triplica, quadruplica i però, aggiungendo per il Giornale mille particolari inediti. Con tanti sottintesi. Però. «Però una cosa vera in tutta questa storia che viene fuori periodicamente - soprattutto quando si fanno più insistenti le voci sulla possibilità che sia in corsa la mia amica Marta Vincenzi, che molti temono - c’è: lo scorso anno, quando si doveva scegliere il candidato dell’Ulivo per le elezioni suppletive del collegio 10, quello che va da Albaro a Nervi, vennero da me il segretario regionale diessino Mario Margini e il numero uno provinciale della Quercia Mario Tullo, proponendomi di essere io il candidato del centrosinistra. Mi dissero che avrebbe potuto essere l’inizio di un percorso che mi avrebbe portato, nel 2007, a correre per diventare sindaco di Genova, alla scadenza del secondo mandato di Beppe Pericu, non più rieleggibile». Ma Garrone junior, pur lusingato, declinò gentilmente l’invito, aprendo la strada della Camera a Stefano Zara, che peraltro è un amico di famiglia.
Però.
«I motivi per cui dissi di no sono diversi. Innanzitutto, l’azienda. Amo la Erg, sono felicissimo dei risultati che stiamo conseguendo, mi diverto e mi appassiono a fare quello che faccio e chiaramente un impegno da primo cittadino di Genova non mi permetterebbe di seguirla con lo stesso impegno. In secondo luogo, ho anche un incarico in Confindustria, a cui tengo molto, e mi piace portare a termine gli impegni che ho preso. Poi, e non lo nego, credo che governare bene Genova sia un compito difficilissimo. Molto più, ad esempio, che fare il governatore della Liguria. E bisogna esserne veramente capaci». Insomma, quello di Edoardo a Tursi sembra un discorso più che chiuso.
Però.
«Dimenticavo la cosa più importante. Nella vita può succedere di tutto: a vent’anni non mi piaceva il vino e oggi ho imparato a gustarlo. Se un giorno, per uno strano destino, dovessi cambiare idea e decidere di correre davvero, lo farei da indipendente. Non con loro».
Però!
Il resto, è sport e amore per i colori blucerchiati. Certo, di fronte a bilanci della Erg così floridi tutti i tifosi sognerebbero grossissimi acquisti. Ma azienda e squadra sono due mondi diversi, a tal punto che la Erg ha bisogno di una speciale autorizzazione per poter sponsorizzare la Sampdoria, come richiesto dagli enti di vigilanza per società in qualche modo apparentate. E poi, si sa, papà Duccio è un investitore oculato. A tratti, fin troppo. Edoardo è in linea, anche se ha qualche idea diversa. Per esempio, sullo stadio. Trasta è solo un ricordo: «Io penserei invece a Marassi gestito direttamente dalle due società, che l’avrebbero in concessione dal Comune, con un uso molto più intelligente degli spazi: negozi, ristoranti, spazi per gli sponsor. Con tutto il rispetto per i giornalisti, ma è possibile che i posti più belli siano quelli per la stampa?». La domanda è bella e impossibile, la sfida pure, la possibilità di riuscire a realizzare il sogno di Garrone junior deve sfidare da un lato la burocrazia e dall’altro una società troppo impegnata a polemizzare sui caffè non offerti da Genova per impegnarsi in un progetto così alto e ambizioso.
In attesa del nuovo stadio e della nuova Sampdoria, Edoardo racconta la nuova sponsorizzazione. La Erg sarà di nuovo sulle maglie del Doria, ma solo per il campionato: «Per la Coppa Uefa e per la Coppa Italia cerchiamo altri sponsor che ci affianchino in questa straordinaria avventura». E poi, novità assoluta per i colori blucerchiati, arriverà anche lo sponsor a messaggio variabile. E’ stata ottenuta una speciale autorizzazione dalla Lega per cui, teoricamente, ogni settimana la Samp potrebbe cambiare sponsor, purché resti nell’ambito del gruppo Erg: «Da quest’anno, se una partita volessimo lanciare una nuova benzina e l’incontro dopo un olio e quello dopo ancora una nuova linea di prodotti per il motore, nessuno ce lo impedirebbe. E non escludiamo di farlo». Insomma, a Edoardo le idee non mancano. E ad Alessandro nemmeno.
Non so voi. Ma se si candidassero a sindaco, io un pensierino ce lo farei.