Eduardo e la magia del teatro

Aspetti inediti e analisi approfondite nel libro di Edmondo Capecelatro e Daniele Gallo. Il libro si divide in due parti: "La vita" e "L'arte". Due categoria
che, nel caso di Eduardo, finiscono col coincidere in un unicum dove la
linea di demarcazione tra uomo e attore risulta segnata con la sabbia

Un nuovo libro su Eduardo De Filippo non è, necessariamente, un libro nuovo su Eduardo. Potrebbe sembrare un banale gioco di parole, invece non lo è. Perché di nuovi libri che raccontano cose vecchie sono pieni gli scaffali; rarissimi, invece, i libri freschi di stampa che hanno davvero qualcosa di nuovo da dire. A questa seconda categoria appartiene «Eduardo, la magia del teatro» (Gruppo Editoriale Viator) scritto da Edmondo Capecelatro e Daniele Gallo con l'introduzione di Dario E. Viganò. Il libro si divide in due parti: «La vita» e «L'arte». Due categoria che, nel caso di Eduardo, finiscono col coincidere in un unicum dove la linea di demarcazione tra uomo e attore risulta segnata con la sabbia. Basta un colpo di vento, ed ecco che il confine si sposta, si mescola, si ridetermina. Tra le tante cose originali dell'opera della coppia Capecelatro-Gallo, ci ha colpito l'idea di introdurre l'analisi di ogni commedia da una frase-simbolo della commedia stessa. Ad esempio: «Natale in casa Cupiello» (Luca, Pasquale e Tommasino: «Tu scendi dalle stelle, Concetta bella, e 'i t'aggio purtat quest'ombrella»; oppure «Napoli milionaria!» (Gennaro Iovine: «Te'...Pigliate nu surzo e' cafè. S'adda aspettà, Amà. Adda passà 'a nuttata». Una «nuttata» che - leggendo «Eduardo, la magia del teatro» - passerà certo assai piacevolemente