Edwige Fenech incoronata femminista più sexy d’Italia

Sarà premiata a Verona «per aver contribuito a liberare le italiane dalle inibizioni». L’attrice: «Però mentre quelle donne manifestavano io crescevo mio figlio da sola. La rivoluzione l’ho fatta sulla mia pelle»

Oggi a Verona le assegneranno il premio «Femme fatale» e, ad abundantiam, anche quello di «Féministe fatale». Passi per la «Femmina Fatale», ma una «Femminista fatale» è davvero troppo. Sia perché di femministe se ne sono viste (e se ne vedono) di vari tipi, ma nessuna è mai apparsa «fatale»; sia perché Edwige Fenech è quanto di più lontano si possa immaginare da slogan del tipo: «Il corpo è mio e lo gestisco io!». Nei suoi film, infatti, il «corpo» prevedeva sempre una gestione - diciamo così - abbastanza «pluralista».

Ma cosa c’entra la mitica Edwige con le reginette dei cortei «antifallocratici» degli anni ’70? Per la giuria scaligera della rassegna cinematografica «Schermi d’amore» c’entra, eccome. Tanto che questa mattina alla Fenech verrà consegnato «l’ambito riconoscimento» con la seguente motivazione: «Per aver contribuito con le sue interpretazioni sul grande schermo a cambiare il costume femminile e a liberare dalle inibizioni le donne italiane».

Ma la prima a mostrare qualche perplessità è proprio l’ex sogno erotico della commedia «vietata ai minori di 14 anni»: «Sono sempre stata una femmina orgogliosa della propria femminilità...». Come ben ricordano generazioni di adolescenti, fratelli minori dell’infoiato Alvaro Vitali; ma anche gli adulti non scherzavano, immedesimandosi nelle gesta di Renzo Montagnani, Lino Banfi e Mario Carotenuto. Tutto ruotava attorno a lei, Edwige. Certo, poi vennero anche Gloria Guida (l’alter ego adolescenziale di Carmen Villani), Lilli Carati (che poi si dette al porno), Nadia Cassini, ma nessuno aveva la «presenza scenica» della Fenech. Per riconoscerle i suoi giusti meriti artistici oggi a Verona sarebbe bastato ricordare un titolo che compendia un’intera carriera: «Quel gran pezzo dell’Ubalda, tutta nuda e tutta calda». E invece quelli del festival «Schermo d’amore» che ti vanno a tirar fuori? Il femminismo... Un movimento dal quale la Fenech, opportunamente, prende le distanze: «Io la “rivoluzione” l’ho fatta sulla mia pelle. Mentre le mie colleghe donne andavano in strada a manifestare, io ho tirato su mio figlio da sola, col mio lavoro, prendendomi tutte le responsabilità di una madre. Le mie commedie erano odiate dalle femministe. Oggi, forse, sono loro ad essersi ricredute. Io sono sempre rimasta la stessa...».

E così Edwige, da gran signora, ringrazia compita ma si vede lontano un miglio che qui a Verona avrebbe preferito un riconoscimento alla sua capacità di reinventarsi produttrice in carriera dopo essere stata la musa di B-movies diventati, da un po’ di tempo a questa parte, cult di tendenza per inappellabile decisione del regista Quentin Tarantino. «A Venezia, due anni fa, stavo andando a prendere Al Pacino in aeroporto - racconta la Fenech, che oggi è una cinquantanovenne di grande fascino - quando mi hanno detto che che Tarantino mi cercava. Pensavo che stessero scherzando, invece era vero. È stato allora che ho scoperto che conosceva tutti i miei film e che li considera addirittura mitici... Di me sapeva ogni dettaglio, comprese le inquadratura dei ruoli che avevo interpretato. È stato lui che mi ha convinta a tornare sul set. Una piccola parte: un cameo in “Hostel 2” che abbiamo ultimato di girare l’anno scorso a Praga».
La seconda vita professionale di Edwige Fenech comincia nel 1990, quando produce per Canale 5 le tre puntate di «Il coraggio di Anna», dove - così come nel successivo «Delitti privati» del 1993 - si riserva anche il ruolo di interprete. La consacrazione in tv arriva nel 1999 con la serie «Commesse» (sei puntate su Raiuno con Sabrina Ferilli e Nancy Brilli) e la conduzione di un’edizione di «Domenica In». Poi tanti impegni prestigiosi, tra cui «L’Attentatuni», «Part Time», «Pasquini» e «La Omicidi». Nel suo curriculum anche il film «Ferdinando e Carolina» con la regia di Lina Wertmüller; quindi «Fratello minore» e «Vite a perdere», fino all’esordio veneziano con «Il Mercante di Venezia». L’ultimo film che ha distribuito? «Un horror diretto da Jaume Balaguerò». Il titolo? «Fragile». A rimanere ben solida resta invece la sua carriera di produttrice.
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