Da Efeso un appello alla pace per la Terra Santa e l’umanità

Il messaggio del Papa davanti al «piccolo gregge» dei cristiani che vivono la loro fede in condizioni difficili

Dal nostro inviato a Efeso

Non ci poteva essere luogo migliore per lanciare un messaggio di pace per Gerusalemme e per il mondo, e ricordare il sacrificio di don Andrea Santoro, il sacerdote romano che ieri sarebbe stato qui a concelebrare con il Papa se non fosse stato assassinato lo scorso febbraio. Non ci poteva essere luogo migliore per mostrare il «piccolo gregge» dei seguaci di Gesù, che in questa terra sono un’infima minoranza, e trasmettere l’immagine di una fede inerme, che non ha mire di potenza e di potere e che può convivere con i musulmani, accomunata dalla venerazione per Maria. Qui ad Efeso, davanti all’umile «casa della Madre Maria», immersa in un mare di ulivi, in un contesto così simile a quelli che si possono vedere in Galilea. Da questi luoghi, nei quali sono stati scritti alcuni testi del Nuovo Testamento e dove la prima comunità cristiana ha iniziato a evangelizzare anche i «gentili», Benedetto XVI ha chiesto la pace per la Terrasanta e per il mondo.
«Confortati dalla parola di Dio – ha detto il Papa, davanti a poche centinaia di persone, che assistevano alla messa – da qui, da Efeso, città benedetta dalla presenza di Maria Santissima – che sappiamo essere amata e venerata anche dai musulmani – eleviamo al Signore una speciale preghiera per la pace tra i popoli. Da questo lembo della penisola anatolica, ponte naturale tra continenti, invochiamo pace e riconciliazione anzitutto per coloro che abitano nella Terra che chiamiamo “santa”, e che tale è ritenuta sia dai cristiani che dagli ebrei e dai musulmani: è la terra di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, destinata ad ospitare un popolo che diventasse benedizione per tutte le genti. Pace per l’intera umanità!».
Ratzinger ha ricordato la citazione di Isaia, auspicando che possa «presto realizzarsi la profezia»: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo».
«Di questa pace universale – ha continuato Benedetto XVI introducendo anche il tema ecumenico – abbiamo tutti bisogno; di questa pace la Chiesa è chiamata ad essere non solo annunciatrice profetica ma, più ancora, “segno e strumento”. Proprio in questa prospettiva di universale pacificazione, più profondo e intenso si fa l’anelito verso la piena comunione e concordia fra tutti i cristiani».
Poi il Pontefice, dal minuscolo palco preparato per la celebrazione, ha voluto ricordare il martirio di don Santoro ed esprimere la sua vicinanza al «piccolo gregge» dei cristiani turchi.
«Con questa visita – ha detto – ho voluto far sentire l’amore e la vicinanza spirituale non solo miei, ma della Chiesa universale alla comunità cristiana che qui, in Turchia, è davvero una piccola minoranza e affronta ogni giorno non poche sfide e difficoltà». Ratzinger ha ripetuto le parole del «Magnificat», lodando Dio «che guarda all’umiltà della sua serva». «Cantiamolo con gioia – ha aggiunto – anche quando siamo provati da difficoltà e pericoli, come attesta la bella testimonianza del sacerdote romano don Andrea Santoro, che mi piace ricordare anche in questa nostra celebrazione. Maria ci insegna che fonte della nostra gioia e unico nostro saldo sostegno è Cristo, e ci ripete le sue parole: “Non temete”».
Durante la messa, si è pregato in lingua turca «per i musulmani che venerano Maria» e anche per «i responsabili delle nazioni e degli organismi internazionali perché perseguano opere di giustizia e di pace a favore della convivenza tra i popoli».
Conclusa la tappa al «Meryem Ana Evì», dove già avevano sostato Paolo VI nel 1967 e Giovanni Paolo II nel 1979, Benedetto è ripartito da Efeso per raggiungere Istanbul, dove oggi e domani si terranno gli ultimi incontri e le celebrazioni del viaggio.