Gli effetti molto speciali dello Sherlock Holmes cinese

Al suo autore, Tsui Hark, non piace il soprannome di «Spielberg d’Oriente». E lui, cioè il detective Dee, come avrà preso l’appellativo di «Sherlock Holmes cinese»? Non lo sapremo mai. Sappiamo però che da oggi è nelle sale italiane il film che celebra la... terza vita di Dee Jen-djieh: Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma. Durante la prima, quella vera, vissuta in carne e ossa fra il 630 e il 700, Dee divenne il consigliere di Wu Tsertien, l’imperatrice usurpatrice, moglie di un sovrano della dinastia Tang. Mentre la seconda è quella che gli regalò, fra il 1949 e il ’68, lo studioso e giallista olandese Robert van Gulik, rendendolo protagonista di ben quindici romanzi. Quanto all’ultima, è nata sotto buoni auspici, vista la buona risposta della critica alla scorsa Mostra del cinema di Venezia.
Ma ora la creatura di Tsui Hark, sessantenne esponente di spicco della «scuola di Hong Kong» che si ritiene più vicino a Roger Corman che al regista di ET e Schindler’s list, deve camminare con le proprie gambe. Anzi, con quelle di uno fra i più noti esponenti dello star-system con gli occhi a mandorla: Andy Lau. Il «caso» da risolvere avrebbe meritato anche l’attenzione dell’inquilino del 221b di Baker Street. Proprio alla vigilia dell’incoronazione di Wu Tsertien (impersonata da Carina - di nome e di fatto - Lau), si verifica una serie di strane morti per autocombustione che rischiano di mettere in cattiva luce la sovrana presso il popolo. Il buon Dee non gode più dei favori di Wu Tsertien, ma viene comunque incaricato di risolvere il complicato busillis, con la collaborazione dell’intrepida Jing’er (altrettanto carina dell’imperatrice), del commissario Pei (Deng Chao) e del vecchio amico Shato (Tony Leung Kar-fai).
Più che di un giallo tradizionale (siamo nel Medioevo cinese, non nell’Inghilterra vittoriana...) si tratta di un wuxiapian. Tradotto per i nostri palati occidentali: un «cappa e spada» avventurosissimo, in più condito da dosi massicce di arti marziali. Essendo opera di un regista di Hong Kong, chi vuole può anche cercarvi con il lanternino del pregiudizio un pizzico di denuncia dell’imperialismo cinese. E magari trovarlo anche. Ma quel che più conta, in fondo, è la risposta orientale ai kolossal occidentali targati Hollywood. Insomma, Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (terzo titolo del listino della friulana Tucker Film, dopo il giapponese Departures e il coreano Poetry) sarà un fuoco di paglia o la miccia per un nuovo boom asiatico?