Effetto 5 maggio sull’Inter La Roma le rovina la festa

I nerazzurri subiscono la prima sconfitta nonostante un rigore regalato ad Adriano. E rinviano l’appuntamento con il titolo. Domenica l'Inter vincerà il tricolore solo in caso di sconfitta dei giallorossi

Milano - Grandinare di record in polvere, speranze ammaccate, bicchieri e bottiglie della festa in frantumi. L’anima perduta di quell’Inter del 5 maggio si è riaffacciata baldanzosa e ingorda. È qui la festa? E io ve la rovino. Operazione compiuta: persa l’unica partita che non andava persa, buttata l’anima di una squadra che fino a ieri aveva mostrato muscoli e testa. Ora i soliti disfattisti, che spesso fanno rima con interisti, diranno: questa è l’Inter, incapace di vincere, di seguire le regole della normalità, gente con la tremarella nelle gambe, il braccino corto del tennista. Alla prossima disfatta. Anche se già domenica gli incroci del destino potrebbero strapparle questa amarezza di dosso: vince l’Inter a Siena, perde la Roma a Bergamo ed è scudetto. Sennò tutti in attesa della prossima partita. Con una sola certezza, se il destino accompagnasse a pari punti Inter e Roma a fine campionato, il titoloandrebbe ai romanisti per la miglior differenza gol negli scontri diretti. Stavolta la sorte ha giocato pesante.

Certo, l’Inter di ieri è parente di quella bizzosa e inattendibile che ha fatto epoca. I numeri non raccontano storie positive: due pareggi e una sconfitta nelle ultime tre partite, sette punti negli ultimi tre incontri casalinghi, cinque gol subiti in casa nelle ultime due partite, ovvero un terzo del totale incassato a San Siro. Aggiungete che non ha sortito effetto neppure un rigore totalmente regalato, così come la gente nerazzurra sognava da tempo (il rigore, più del regalo). Corsi e ricorsi. L’ultima sconfitta nerazzurra risale all’aprile dell’anno passato: allora fece autogol Materazzi ad Empoli, stavolta Figo ha dato la spalla per regalare effetto imparabile alla punizione del 2-1 di Totti. L’infrasettimanale calcistico quest’anno non porta mai buone notizie all’Inter: prima si parlava solo di Champions, ora anche di campionato. E la Roma passa a San Siro contro l’Inter per il secondo anno consecutivo.

Mercoledì da facce scure, Inter da occhi bassi. Qualcosa non è andato subito: San Siro si aspettava un passo di carica ed invece ha visto solo valzer stonati. La Roma ha cucinato il gioco con l’animo del fanciullino che si diverte. L’Inter è entrata in campo come un vecchietto ansimante e preoccupato. E così è stata per tutto il primo tempo. La difesa si è lasciata pungere da Perrotta. Julio Cesar, dopo 20 minuti, si è prodotto in una parata da gattone miracoloso. Stankovic ha colpito una traversa. Mancini ha replicato nello stesso modo, pescando il portiere fuori posizione. Il cielo di San Siro è diventato sempre meno azzurro illusione. E quando Chivu ha squarciato la difesa, con un pallone finito sul piede di Perrotta e in gol, è stato tutto un gelare.

Che dire: l’Inter quest’anno si è abituata alla rimonte e la Roma ne sa qualcosa. Ci poteva stare anche questa, soprattutto quando l’arbitro ha deciso che un mancamento di Adriano, ostacolato da Doni, aveva la faccia del rigore. Brutto affare, qualche diavolo dell’inferno calcistico avrà pensato che gli scudetti non si possono vincere così. Almeno non più. Materazzi ha segnato la rete che ha risollevato lo spirito di tutti. L’Inter si è messa a giocare meglio, più grintosa, determinata, più squadra dal fisico bestiale. E la Roma è andata in sofferenza. Pareva un film già visto tante volte, con lieto fine nerazzurro. Fino a ieri la squadra ha sempre migliorato nel secondo tempo, raccogliendo ben 23 punti. Invece Doni ha cominciato a dire "no" a un’idea da gol di Adriano. Ibra e Stankovic non ci hanno preso con la mira. E Totti ha smesso di raccontare le sue barzellette, accompagnato dalla buona sorte: punizione, spalla di Figo e gol. Inter a terra, ma con qualche colpo ancora in canna. Figo sbaglia l’ultima occasione, Cassetti è più bravo e rende tutto più pesante. Inter senza parole e senza punti. E per ora senza scudetto. Non è una favola, solo una minaccia.