Effetto derby

«Silvio Berlusconi era così euforico per come il Milan ha interpretato la gara da vedere il sole fuori dalla finestra anche se in realtà a Milano piove». Adriano Galliani è riuscito nell’impresa di mettere in poesia la notte del derby riconquistato, dopo anni di affanni e di inutili inseguimenti, oltre che di tormenti. Col contributo del presidente, assente in tribuna e rappresentato dalla figlia Barbara che è diventata il porta-fortuna della squadra nella nuova stagione. Il giudizio riferito dal vice-Berlusconi ha un valore simbolico perché è la conferma della piena adesione del club alle scelte tecniche, coraggiose, se non addirittura ardite, di Massimiliano Allegri, debuttante assoluto alla guida di una panchina da formula uno, debuttante in testa alla classifica e perciò pronto a godersi tutti gli effetti positivi del momento, compresa la premiazione di ieri pomeriggio a Viareggio.
Se Silvio Berlusconi «era euforico per come il Milan ha interpretato la gara» vuol dire che le terza esclusione di Ronaldinho (destinato forse a rientrare contro la Fiorentina) non ha provocato alcuno strascico, accompagnata dall’esclusione di Pirlo dal centrocampo di partenza né l’ingenuinità commessa da Abate, espulso per doppio giallo dopo aver «abboccato» alla provocazione di Pandev. «Quando siamo rimasti in dieci, mi sono chiuso negli spogliatoi, non ho più visto niente e ho imprecato contro Abate: il ragazzo era in lacrime e alla fine gli ho detto che è uno fortunato, avessimo pareggiato per colpa della sua espulsione, il pubblico rossonero non gliela avrebbe perdonata» il retroscena raccontato dallo stesso Galliani. Forse non gliela avrebbero perdonata neanche i suoi sodali oltre che Allegri: già l’anno prima, a Napoli, era scivolato sullo stesso episodio di fatto agevolando il recupero (2 a 2 da 0 a 2) del Napoli.
Allegri ha convinto proprio tutti: i critici, il gruppo a dispetto di scelte impopolari ed eccellenti, i tifosi che pure avevano dubitato delle personalità per gestire un gruppo di così alto profilo dopo aver fatto palestra in provincia e solo in provincia. «Abbiamo trovato una nostra identità» la frase del livornese. Tradotto vuol dire che Ambrosini è destinato a diventare il vice-Pirlo, non lo scudiero in coppia con Gattuso (gli sarà preferito Flamini per la prima volta protagonista continuo) e che Seedorf fino a quando si spenderà correndo come un giovanotto alle prime armi, troverà posto.
Ma il simbolo del primato milanista di Allegri è ancora e sempre Ibrahimovic. Incoronato ieri dallo stesso Galliani che ne ha descritto il tratto essenziale. «Zlatan è un guerriero, sa trascinare lo spogliatoio: non so cosa succederà al Milan ma ho capito perché con lui Inter, Juventus e Ajax hanno vinto tanti scudetti». Allo svedesone viene anche riconosciuto il ruolo strategico del leader: basta riavvolgere il nastro del dopo-derby per capirlo. Gattuso gli è saltato al collo, riconoscendogli appunto il decisivo contributo alla causa rossonera. Perciò, domenica notte, prima di separarsi per il viaggio in Svezia, Ibra ha promesso al suo tecnico che si terrà lontano dall’amichevole con la Germania della sua nazionale. È uscito spolpato dalla sfida e dovrà recuperare energie preziose per Fiorentina e Auxerre, altro snodo fondamentale.
Il primato del Milan («quando Berlusconi fa questi investimenti, abbiamo il dovere di ripagarlo») può diventare un comodo alleato per il prossimo mercato di gennaio. Galliani ha fatto lo gnorri sull’argomento («abbiamo 4 attaccanti, ce la possiamo fare») ma è già al lavoro. E non solo perchè domenica notte è andato a cena con Mario Balotelli. «Lui è un cuore rossonero ma è del City che è un club molto ricco» la noticina del vice-Berlusconi. Esclusa anche l’ipotesi Borriello («è un giocatore della Roma a tutti gli effetti») che invece piacerebbe all’interessato, non quella di Matri. Ultima stoccata riservata a Marotta: «Non coinvolga il Milan nelle polemiche arbitrali, io avrei potuto parlare del rigore negato alla Roma».