Effetto Irak, il Pentagono ci ripensa forse c’è bisogno del servizio di leva

A parlare della sua possibile reintroduzione è il generale Douglas Lute, viceconsigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca

Si torna a parlare di reintrodurre la coscrizione obbligatoria negli Stati Uniti, per consentire di sostenere un impegno militare massiccio e prolungato che le attuali forze armate professionali, con una consistenza tutto sommato limitata, faticano ad alimentare.
A sollevare il problema è stato addirittura il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, il tenente generale Douglas Lute, che da poche settimane ha assunto il delicato incarico di coordinatore «politico-militare» delle campagne militari in Afghanistan e Irak, con un accesso diretto al presidente Gorge Bush. L'ufficiale ha dichiarato che «è sensato prendere in considerazione l'ipotesi della reintroduzione della leva obbligatoria, una opzione che peraltro è sempre stata sul tavolo». In realtà l'idea di tornare alla leva è caro al partito democratico. I repubblicani e Bush si sono sempre opposti. Quindi se ora il tabù viene infranto da un importante consigliere tecnico-politico del presidente è segno che la questione è davvero presa in esame dall'esecutivo. Gli Usa hanno soppresso la leva obbligatoria nel 1973, al termine della guerra del Vietnam.
Il generale Lute, come molti dei suoi colleghi, è preoccupato per il livello di logoramento cui è sottoposto lo strumento militare Usa a causa delle operazioni in corso in Irak, Afghanistan e nel resto del globo. Anche se per ora non c'è una vera crisi dei reclutamenti, lo stress cui sono sottoposti i professionisti chiamati a svolgere turni di servizio al fronte sempre più lunghi per molti è intollerabile.
Per fronteggiare il problema, il Pentagono, un po' a malincuore, ha accettato di aumentare la consistenza delle Forze Armate, che oggi contano circa 1,4 milioni di militari. In particolare aumentano i ranghi di Esercito e Marines mentre diminuiscono quelli di Aeronautica e Marina. Però prima che gli effetti di questo potenziamento si facciano davvero sentire occorrono anni, perché il personale deve essere preparato a dovere ed equipaggiato. Inoltre gli incrementi di personale costano miliardi di dollari.
In realtà ricorrere alla leva non è affatto un toccasana, perché comunque occorrere creare ex novo la struttura di reclutamento e addestramento, mentre non è vantaggioso investire tempo e soldi per preparare un soldato che poi è impiegabile solo per pochi mesi. Meglio puntare su Forze Armate professionali meglio bilanciate, dove conti un po' meno la tecnologia esasperata e un po' di più l'uomo. Ancora, non va dimenticato che gli Usa possono contare su un secondo esercito professionale, quello dei «contractor», che lavorano per la società di sicurezza/militari private e che hanno un ruolo cruciale.La scelta fondamentale è politica più che tecnica: se gli Usa pensano di impelagarsi in altri «cambi di regime» e impegni militari massicci di lunga durata hanno bisogno di più soldati, in caso contrario basterà riequilibrare e potenziare un poco lo strumento militare professionale attuale, nelle due componenti, quella attiva e quella di riserva/guardia nazionale. Senza ritornare alla leva obbligatoria.