«Effetto Iran: il petrolio a 80 dollari»

da Milano

Il fattore Iran condizionerà la performance dei prezzi del petrolio nel corso dell'intero 2006 e potrebbe spingerli fino a un picco di 80 dollari il barile entro il quarto trimestre. Già da qualche giorno, le quotazioni del greggio sono in tensione: a New York hanno superato ieri quota 65 dollari, condizionate ancora una volta dalla decisione di Teheran di riavviare le proprie attività di ricerca nucleare. L’Aie (Agenzia internazionale per l’energia) ha inoltre stimato che quest’anno la domanda di petrolio è destinata a crescere del 2,2% in virtù delle richieste energetiche di Cina e Stati Uniti. Un elemento che potrebbe determinare un appesantimento dei prezzi. «I prezzi del petrolio si impenneranno fino a 80 dollari al barile entro il quarto trimestre del 2006. Sanzioni o no, il greggio salirà comunque, causa le tensioni che Teheran ha provocato e provocheranno ancora nel contesto geopolitico», spiega Vincent Lauerman, economista senior della società di ricerca canadese Canadian energy research institute. Secondo Lauerman, la possibilità di sanzioni appare al momento limitata. E d'altronde uno stesso funzionario anonimo del Foreign Office ha sottolineato di non ritenere che un eventuale deferimento del dossier nucleare iraniano al Consiglio di sicurezza dell'Onu porterà direttamente alle sanzioni. «A nostro avviso, sia l'Europa che gli Stati Uniti saranno costretti ad agire contro l'Iran al di fuori della sfera dell'Onu. E questo, perché è molto probabile che la Cina e la Russia, forti del loro potere di veto, si rifiutino di agire contro Teheran. In particolare, la Cina ha già stipulato un accordo di energia con l'Iran, e i rapporti tra i due stati sul fronte del petrolio sono molto forti», sottolinea Lauerman.