Effetto Kakà: Gattuso un peso per i milanisti

Dopo la partenza del  brasiliano, per il popolo rossonero chiunque della vecchia guardia arrivi al bivio viene considerato non degno del club. Anche se si tratta del protagonista dei trionfi degli ultimi 11 anni

Uno scorre il primo sondaggio effettuato da SS24 e si chiede: perchè mai i milanisti hanno abbandonato Rino Gattuso? É sempre stato un simbolo del tifo rossonero, ha incarnato il temperamento più generoso dell'epoca legata a Carlo Ancelotti, è stato trasformato, per contrasto, nell'obiettivo dichiarato dei cori ostili, eppure ha raccolto scarsa solidarietà presso la tribù dei rossonero. Anzi la sua condotta è stata aspramente criticata. E l'ultimatum spedito simbolicamente a Leonardo oltre che a Galliani, è stato respinto con un «che vada pure» francamente inatteso. Se poi a quel dato, si aggiungono i messaggi arrivati dentro il cuore operativo di milan-channel, beh allora si capisce che il fenomeno è molto più esteso e va quindi studiato ed analizzato, capito insomma. Non si può liquidare la questione con la semplice espressione: nel calcio non c'è riconoscenza. No, non è così.

All'origine di questo stato d'animo del popolo milanista, c'è indiscutibilmente l'effetto Kakà. Con la partenza del fuoriclasse brasiliano, i tifosi del Diavolo hanno perso il loro fiore all'occhiello, il ragazzo simbolo, il campione da tutti invidiato. É come se uno di noi fosse stato piantato, all'improvviso, da Monica Bellucci. C'è da perdere la testa e anche la fiducia nel genere femminile. Qualunque altra donna verrebbe considerata una perdita discutibilissima. Così è successo ai milanisti. Da quel giorno, hanno prima vissuto la partenza di Ricky come un lutto autentico, quindi sono diventati cinici e spietati e hanno cominciato a pensare che nessuno sia più indispensabile. Vuole partire Pirlo per il Chelsea? Si accomodi pure, per carità.

Nei confronti di Gattuso, infine, hanno agito da detonatore, due episodi: 1) gli infortuni capitati in Nazionale che hanno sottratto al Milan le migliori risorse del centrocampista; 2) la frase, non esattamente felice, «io sono Gattuso e non posso giocare solo quando un mio compagno è squalificato», intesa come rinuncia al bene collettivo e difesa disperata dell'interesse singolo, personale.
C'è infine un episodio che ha lasciato il segno sulla carne viva di Gattuso e che è stato vissuto dai milanisti come un grande pasticcio. É quanto accaduto nel derby di andata. In quella circostanza Gattuso finì ko, chiese di uscire, Seedorf tardò a scaldarsi e ad entrare, così Rino fu costretto a rientrare in campo provocando il rigore del 2 a 0 e infine,firmando un intervento in contrasto scivolato su Sneijder che gli costò il secondo cartellino giallo e quindi l'espulsione. A quel punto il Milan rimase in dieci e disse addio ai sogni di rimonta. Sul piano personale i due, da quella sera, non si sono più chiariti: ognuno è rimasto della propria idea. Rino convinto che Clarence sia stato troppo indolente nel prepararsi alla sostituzione, l'olandese convinto che le esternazioni dell'italiano agli amici giornalisti lo abbiano messo in cattiva luce.

Perciò l'esito del sondaggio è vorevole a Rino che pure meriterebbe ben altro trattamento.