Effetto Klinsmann e la Germania ora lo ama

Riccardo Signori

nostro inviato a Francoforte

Oblio über alles, la Germania non si ferma più. Una volta si diceva facesse scorrere fiumi di birra, oggi nelle sue strade scorrono fiumi umani, dentro gli stadi, nelle stazioni e nei ristoranti. Il mondiale per ora è davvero una festa, anche gustosa, trascinante, c’è un nero-rosso-oro che sventola sotto il naso di tutti, auto che schizzano a duecento all’ora sulle autostrade (i nostri autovelox farebbero affari d’oro) con la bandierina tedesca, issata su un antennino, gonfia come uno spinnaker: riscoperta di un drappo, di un pezzo di stoffa colorata come simbolo di questo campionato del mondo. Sembra di rivedere i lenzuoloni della pace che fecero moda qualche tempo fa.
Ed oggi tutta la Germania tornerà in campo: sulle strade, a Berlino davanti alla porta di Brandeburgo, lungo i due chilometri e mezzo che si sfilano fino alla Colonna della Vittoria, e nello stadio Olimpico. Partita marginale, se vogliamo, ma ormai il cuore tedesco batte ad ogni sussulto. Germania e Ecuador si giocheranno il primo posto del girone, ma non si possono deludere milioni di persone che, ancora una volta, scenderanno in piazza davanti agli schermi: perché il televisore di casa non basta più. Se in Brasile si registra il 25% di assenteismo per ogni partita della Seleçao, qui si sono contati circa 10-12 milioni di persone in quello stadio virtuale che va da Amburgo a Monaco.
E se i brasiliani sono arrivati con il solito esercito che segue la Seleçao perfino al Polo Nord, dal resto d’Europa e del mondo sono calate masse che fanno turismo e circolazione di danaro. Dal punto di vista turistico la Germania ha già vinto il suo mondiale, non fosse altro perché gli stadi sono sempre esauriti. Ora ci sarebbe da non sfigurare nell’altro: quello che conta. E quel pazzerellone di Jürgen Klinsmann sta adeguando tutti alla sua filosofia di vita: suvvia un po’ più sciolti, meno rigidi negli schemi di vita, facce distese anche se la tv ti prende in giro. Lukas Podolski, per esempio, non ha gradito le spiritosaggini del canale televisivo ARD che lo sta bersagliando con un programma satirico, intitolato «Luka’s diary», dove il poveretto vien trattato come un idiota. E Lukas è esploso e ha messo tutti al bando. «Ho un buon senso dello humour, ma qui si è andati sotto la cintura», ha fatto sapere usando un eufemismo. Piccole tensioni che prendono corpo dalla sua astinenza da gol. I tedeschi sono già preoccupati e si domandano perché «Poldi» non fa gol. Alle domande si sommano critiche e commenti. Urge porre rimedio. Klinsmann garantisce per lui, Klose ha messo una buona parola anche se la polemica striscia sotterranea fra le due punte: Poldi non gradisce la leadership di Klose e quell’altro, a suon di gol, lo ha messo al silenzio.
Klinsmann media, cambia qualcosa nella formazione base (dentro Hut e Borowski), promette tutto quanto si può promettere. Ieri ha messo tutto il suo impegno di buon comunicatore davanti ai militari a Kabul. Ci volevano anche loro in questo «embrassons-nous» globale. Cinque ragazzi in collegamento video, pronti a far domande. Prima, per il vero, le domande le ha fatte il ct. Klinsi è un uomo di mondo e con sensibilità superiore a molti suoi colleghi: sa che conta più la guerra del calcio, l’impegno di quei ragazzi rispetto ai vizi dei soldatini calcistici. Ed allora sotto: cosa fate? Come vedete le partite? Potete brindare con la birra? Insomma un po’ di tutto, in previsione di altre serate di gala. «Ve lo promettiamo, a voi e a tutta la Germania: vogliamo arrivare primi nel girone e divertirvi ancora un po’. Vi siamo grati per quello che fate e avete fatto, vogliamo ripagarvi». E così l’uomo che mezza Germania non voleva sulla panca tedesca per quel suo vizietto di preferire la California alla Baviera, ora è diventato il ct della porta accanto, quello a cui tutti vorrebbero offrire un boccale di birra. Michael Ballack ieri ha alzato il calice a nome di tutti. «Klinsmann ha motivato un bel gruppo di giovani. Se volesse rimanere sulla nostra panchina, anche negli anni futuri, saremmo tutti contenti». Volemose bene alla tedesca. Almeno fino alla prossima partita.