Effetto «made in Italy»: il fatturato sale dell’1,8%

da Milano

Il fascino del made in Italy fa ancora breccia sui mercati esteri e sostiene fatturato e ordini dell’industria italiana. A luglio, la crescita è stata rispettivamente dello 0,6% e del 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre su base congiunturale gli incrementi sono stati dell’1,8% e del 3,6 per cento. Secondo l’Istat, che ha diffuso i dati, si tratta di una crescita dovuta soprattutto ai mercati esteri, dove i fatturati sono aumentati del 3,4% contro un calo dello 0,4% sul mercato interno. A luglio, infatti, i consumi sono calati, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, del 2,1 per cento.
Analogo il discorso per gli ordini: la crescita del 5,6% deriva - secondo l’Istituto di statistica - dalla media fra il 13% all'estero ed il 2% «casalingo».
D’altronde, il mercato estero è ormai da sei mesi il motore del fatturato dell'industria italiana, con risultati decisamente più brillanti di quello interno e, soprattutto, senza una battuta d'arresto dall'ottobre 2004, quando si è registrato un calo tendenziale dello 0,8%. Sul fronte degli ordini, poi,il mercato straniero non subisce variazioni tendenziali negative dal gennaio 2004 (che si chiuse con un calo del 7,5%).
Soddisfatto il governo: «I dati Istat di luglio relativi al fatturato e agli ordinativi nel settore industriale confermano una tendenza alla ripresa che va secondata con una finanziaria di rilancio e sviluppo», ha detto il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola. I sindacati invece restano scettici: «Una rondine non fa primavera, tanto più che i dati incorporano la componente prezzi», che in luglio sono saliti su base annua del 3,6% a causa soprattutto del caro petrolio, che ha giovato in particolare al comparto energetico.
Il fatturato dell'industria dell'energia, infatti, segna un balzo del 21,7% rispetto a luglio 2004, anche grazie all’incremento del 16,1% registrato nello stesso periodo dai prezzi alla produzione dell'energia. In particolare, è nel settore delle raffinerie di petrolio che l'indice del fatturato registra l'incremento maggiore (+24,9% tendenziale). In discesa, invece,l'industria del legno e prodotti in legno (esclusi i mobili) (meno 6,6 per cento) e dell'industria della carta, stampa ed editoria (meno 6,5 per cento). Ma è nella produzione di mezzi di trasporto che si accusa la flessione più consistente: meno 7,1% su base annua, con una punta dell’11,9% in meno per il fatturato degli autoveicoli (la media fra il calo del 12,5% sul mercato nazionale e del 10,9% su quello estero). In compenso, vanno a gonfie vele gli ordini del settore auto, schizzati del 45,9 per cento.
Una crescita dovuta soprattutto all’incremento del 52,3% sul mercato interno degli autoveicoli, che, in controtendenza, si dimostra superiore a quello estero, dove si è registrato invece un aumento del 35,8 per cento. In crescita anche gli ordini alle industrie di pelli e calzature (più 16,8%) e per gli apparecchi elettrici e di precisione (più 28,5%). Le diminuzioni più rilevanti si sono manifestate nella produzione di mobili (meno 4,5 per cento), nelle industrie tessili e dell'abbigliamento (meno 3 per cento) e nella produzione della carta e dei prodotti di carta (meno 1,9 per cento).