Effetto Monti: un flop

Ci avevano detto che l'incarico del professore della Bocconi sarebbe stato un toccasana, ma i mercati se ne fregano di SuperMario: borse giù, spread su

Ma questo spread proprio non lo vuole capire. I barbari sono fuori. Via, raus. È arrivata la Bocconi, laTrilateral, Cernob­bio. Ma come diavolo si è permesso di tocca­re ieri la pericolosissima (almeno così veni­va definita fino alla settimana scorsa) quota 500? Ueeee ragazzi sveglia, c’è Monti. Ma non avete letto Repubblica ?E il Sole24ore?

E Le Monde ? C’è Monti. Snello (copyright Con­chita), elegante, preparato, sobrio, rassicu­rante, con il trolley... E la Borsa? Quegli scia­gurati ieri si sono azzardati a chiudere con un calo del 2 per cento: peggio dei grandi eu­ropei. Ma dove vivono? C’è Monti.
I mercati, purtroppo, cosa facilmente pre­vedibile da chi non abbia i paraocchi, se ne in­fischiano di Berlusconi e di Monti. Anzi pos­siamo con certezza affermare che l’uscita di scena del Cavaliere un primo grande risulta­to l’ha ottenuto: sarà finalmente chiaro per tutti che la questione finanziaria ha poco a che vedere con la credibilità di chi ci guida. Certo essa ha un grande peso nel nostro giu­dizio politico. Ma il punto vero si chiama de­bito e comportamento della Banca centrale europea. Con l’uscita di scena di Berlusconi ci renderemo conto in che pasticcio siamo (questa sì vera omissione del governo, che fi­no a ieri sottovalutava la tempesta). E di co­me non sia sufficiente sbarazzarsi del pre­mier per risolvere magicamente i nostri pro­blemi.

Oggi i mercati potrebbero rimbalzare o di nuovo crollare. Non sarebbe merito di Mon­ti, come ieri non era demerito di Berlusconi (ci siamo annoiati ormai a scriverlo). Ma in buona parte nelle incertezze di francesi e tedeschi nell’affrontare una ­crisi sia economica sia finanziaria che sta investendo rispettivamente l’Europa  e l’euro. Ieri la mazzata fi­nale è arrivata da Wolfgang Schäuble. Il po­tente ministro finanziario tedesco ha detto: «No al finanziamento del debito attraverso la Bce». Insomma no alla creazione di nuova moneta, così come stanno facendo tutte le al­tre banche centrali del mondo. E i mercati so­no sprofondati. Colpa di Monti? Ma va là.

Tra pochi giorni sarà chiaro a tutti come i mercati siano stati, in fondo, la clava per far fuori un governo politico. Una clava in mano all’opposizione che l’ha utilizzata con spre­giudicatezza. Le tensioni sui tassi potranno anche essere una buon incentivo a mettere ma­no alle riforme che si debbono fare per ridurre strutturalmente la spe­sa pubblica e dunque essere meno ricattabili in futuro. Ma il giochetto della credibilità alta di Monti, bassa di Berlusconi, già ieri si è ben capito conta poco. Molte delle cose che Monti ha scritto e detto nelle ultime settima­ne ( non certo la patrimoniale come bene continuano a scrivere Alesina & Giavazzi sul Corriere della Sera) sa­ranno molto utili al risanamento strutturale di questo Paese.

Ci dob­biamo augurare che i temi delle libe­ralizzazioni, pensioni, mercato del lavoro e giustizia (cosa che capar­biamente i radicali continuano a buona ragione a porre al centro del­l’agenda politica) siano affrontati con coraggio da Monti. Che riesca dunque nel miracolo di strappare i voti in Parlamento delle fasce più conservatricidellacoalizioneberlu­sconiana e dell’opposizione. Que­s­to è il miracolo che ci possiamo at­tendere dal premier incaricato. Non quello assurdo e mal posto di ri­mettere in sesto i mercati per il solo fatto di esistere. Quasi avesse una bacchetta magica.

P.s.: gli stessi banchieri che ci rac­contavano dell’attacco speculativo all’Italia e di come fosse relativa­mente irrilevante il suo premier, ieri ci hanno soffiato un’indiscrezione che sta prendendo piede nei conses­si che contano. E cioè che il nuovo governo si appresterebbe a chiede­re un prestito monstre al Fmi con il quale finanziare gran parte delle prossime emissioni. Ci auguriamo che sia una remota ipotesi di studio, come spesso se ne sentono in que­ste ore. Si tratterebbe altrimenti di una follia, di un vero commissaria­mento internazionale del nostro Pa­ese. Una cambiale che ci darebbe os­sigeno per qualc­he mese e ci strozze­rebbe quando portata all’incasso.