«Effetto Sarah» ma la partita è ancora aperta

Per sapere se John McCain può diventare presidente bisogna stracciare i sondaggi nazionali. Obama in vantaggio non significa niente. Non ancora. Otto punti, cinque punti, due punti? I numeri raccontano solo mezza verità. Bisogna prendere una mappa e cominciare a colorare: blu democratico per Obama e rosso repubblicano per McCain. Grigio, giallo o bianco per quelli indecisi. Sono dieci ed è lì che bisogna guardare. L’America che deciderà chi andrà alla Casa Bianca abita in Michigan, Pennsylvania, Ohio, Florida, Nevada, North Carolina, Virginia, New Hampshire, Minnesota e Colorado. Sono più delle scorse elezioni e questo può essere un vantaggio per il candidato repubblicano che ha più margine per recuperare. Perché Obama, nel conto degli Stati «conquistati», è avanti, ma McCain comincia a rosicchiare consenso. La scelta di Sarah Palin è stata fatta anche per questo. Se è vero che il vice conta relativamente a Washington, è verissimo che durante la campagna il compagno di viaggio può aiutare dove il candidato presidente è in difficoltà. McCain sa di essere poco amato dall’elettorato evangelico, ma la sua spalla lo copre. Così le prime indicazioni fatte Stato per Stato dicono che il Colorado, dove Obama era in forte vantaggio, oggi è tornato praticamente pari. E dicono anche che in tutti gli altri Stati in bilico, oggi McCain cresce e il candidato democratico arretra.
Se la giocheranno fino in fondo. Fino all’ultimo. Anche questo può essere un vantaggio per McCain. La macchina repubblicana è più attrezzata per sfruttare gli ultimissimi giorni di campagna elettorale, come hanno dimostrato le vittorie di Bush nel 2000 e nel 2004. Ecco perché i commentatori liberal e molti dirigenti democratici sono tesi: Obama ha molti più soldi e molto più interesse mediatico, però non riesce ancora a sfondare. È avanti, ma troppo poco rispetto alla portata storica della sua campagna. Barack ha due punti di forza: l’onda democratica delle elezioni 2006 per il rinnovo del Congresso e l’impopolarità di Bush. Anche la situazione americana dovrebbe agevolare Obama: la gente che ha la percezione della recessione economica, la crisi dei mutui, le due guerre in Medioriente e il prezzo della benzina. McCain lo sa e gioca la controffensiva: se il Paese è in difficoltà preferite un giovane inesperto, o un vecchio combattente che sa come uscire dai guai? La partita è difficile, per McCain, ma messa così la risposta a quella domanda è semplice. E gli americani amano molto le risposte semplici.