Effetto serra, accordo mondiale: rischia una specie vivente su tre

Approvato ieri a bruxelles il rapporto mondiale sulle conseguenze del riscaldamento globale e sui cambiamenti climatici stilato da 2.500 esperti. Aumenta l'allarme: tra venti anni la temperatura salirà anche di 2,5 gradi. Nel 2050, invece, l’Europa potrebbe perdere tutti i ghiacciai e nel 2100 metà della vegetazione della terra potrebbe essere estinta

Milano - I nostri figli vivranno su un pianeta in declino se solo la metà delle previsioni messe nero su bianco da 2.500 scienziati diventeranno realtà. Ieri a Bruxelles è stato infatti approvato il rapporto sui cambiamenti climatici causati dall’effetto serra, redatto dagli esperti dell’Ipcc (International panel climate change). Secondo l’organizzazione, a cui aderiscono oltre 130 Paesi e che dipende dalle Nazioni Unite, tra venti anni la temperatura salirà anche di 2,5 gradi e potrà causare l’estinzione del 30% delle specie viventi. Non solo. Nel 2080 ben 3,2 miliardi di persone avranno difficoltà a reperire l’acqua e 600 milioni il cibo. Epidemie come la malaria si estenderanno anche in zone non tropicali. Nel 2050, invece, l’Europa potrebbe perdere tutti i ghiacciai e nel 2100 metà della vegetazione mondiale potrebbe essere estinta.
Ovunque nel mondo previste ondate di calore anomalo in grado di uccidere migliaia di persone, oltre a inondazioni e alluvioni. Anche la salute di intere popolazioni sarà a rischio. L’Oms Europa, che ha coordinato il capitolo sulla salute del rapporto Ipcc , ha prospettato poi la diffusione di malnutrizione e malattie respiratorie. Eventi con cui dovranno fare i conti i Servizi sanitari nazionali.
Un quadro desolante, ma qualcuno che ha fatto resistenze prima di approvare il rapporto. Il dibattito si è incagliato per le contestazioni di natura politica. A mettere in discussione la prima stesura del documento sono stati soprattutto Cina, Arabia Saudita e Stati Uniti che hanno ottenuto delle modifiche del testo. Dopo una notte di discussione, il documento ha avuto il via libera e servirà come guida ai governi di tutto il mondo per definire la politica ambientale dei prossimi decenni oltre che per lavorare alla riduzione dei gas serra dopo il 2012, quando scadranno i termini previsti dal protocollo di Kyoto. Fin da ora però si può riflettere sui mutamenti climatici che stanno cambiando il volto dell’Europa.
La regione del Mediterraneo - L’Italia, insieme alla Spagna, al sud della Francia e alla Grecia, vedrà un incremento della canicola estiva come quella del 2003, che provocò 70 mila morti in 16 Paesi d’Europa. Si prevede inoltre un aumento degli incendi di foreste e una riduzione di un terzo delle riserve di acqua potabile. Infine il potenziale di energia idroelettrica si dovrebbe ridurre dal 20 al 50%.
Migliore lo scenario per i paesi del Nord Europa, che, con un rialzo medio di 2 gradi della temperatura rispetto al 1990, avranno raccolti più abbondanti e inverni più miti. Il potenziale di energia idroelettrica aumenterà tra il 15-30%. In compenso, l’Europa centrale sarà più colpita da inondazioni. Infine, «una percentuale importante della flora diverrà vulnerabile, o in pericolo di estinzione entro fine secolo».
Il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio dice la sua sul rapporto. «L’allarme è drammatico, per gli effetti su salute, economia e ambiente. I cambiamenti climatici sono la principale emergenza planetaria. Quindi non ci sono più alibi, l’Onu deve occuparsene». Il Wwf ha stilato una lista di dieci bellezze ambientali che sarebbero a rischio di essere irrimediabilmente compromesse: la barriera corallina, la tigre del Bengala, il mare Bering e il pacifico settentrionale, il Rio delle Amazzoni, l’Himalaya, il deserto di Chihuahua (tra Messico e Usa), la foresta pluviale della Valdivia (tra Cile e Argentina), l’Alto Yangtze (in Cina, il terzo fiume più lungo del pianeta), le foreste costiere e il mare dell’Africa orientale.