Effetto sorpresa

L’ha chiamato pesce d'aprile per Prodi. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ieri a Cernobbio, ha anticipato i tanto attesi dati della trimestrale di cassa, le cifre ufficiali sui conti pubblici italiani. Nel 2006 la crescita del Pil sarà dell'1,3 per cento e il rapporto tra deficit e Pil sarà del 3,8 per cento.
Romano Prodi chiedeva ormai questi dati da tempo. Voleva la trimestrale ...)

(...) prima che fossero trascorsi i (tre mesi. Sosteneva che senza quei dati non avrebbe potuto fare bene i conti e comunicare programmi seri agli italiani. Ora ce li ha, sono stati dati il primo aprile, assolutamente in tempo. Vediamo cosa ci dirà di tanto mirabolante.
In realtà al Professore interessavano i dati perché ha sperato tanto che fossero negativi in modo da poterseli giocare nell'ultima settimana della campagna elettorale. Magari lo farà lo stesso, in barba ai dati. Ha già cominciato ieri sostenendo che i dati sono peggiori di quelli dati in precedenza dalla Commissione europea. Non è vero. Per quanto riguarda il rapporto deficit/Pil la Commissione per quest'anno fece due previsioni, una nell'aprile e una nel novembre dell'anno passato, che erano del 4,6 la prima e del 4,2 la seconda. Quest'anno, il 22 febbraio, da Bruxelles avevano giudicato buono questo obiettivo. Per quanto riguarda la stima di crescita del Pil è stato lo stesso Tremonti che ha riconosciuto che è passata dall’1,5 all'1,3 per cento in accordo con la Commissione che ha rivisto al ribasso i dati sulla congiuntura economica generale.
Quello che è più comico è quanto ha detto l'indimenticabile, soprattutto per le tasche, ex ministro del Tesoro del governo ulivista, Vincenzo Visco. Ha sentenziato che i dati offerti da Tremonti sono taroccati e che, comunque, anche se non lo fossero, sono comunque pessimi. L'unico punto a suo favore è che parlando da esperto di taroccamenti, una certa credibilità - in materia - se l'è costruita. Vorremmo ricordare che fu lui il ministro che lasciò all'attuale governo un buco di 37mila miliardi di vecchie lire. Questo dato non è un'invenzione di Tremonti. Lo ha confermato l'Istat. E, se non bastasse, di un buco considerevole hanno parlato anche l'economista Paolo Onori e il sociologo Luca Ricolfi sostenendo anche che questo lascito ha compromesso un punto e mezzo di Pil nei primi anni del governo Berlusconi.
Ci va bene questo dato? Siamo contenti così? No, vorremmo - ovviamente - molto di più ma questi dati sono il risultato di un'azione di governo che ha fatto quanto poteva per tenere i conti sotto controllo e non bloccare tutto, prima di tutto la spesa sociale che è cresciuta notevolmente - dati alla mano - rispetto al periodo del governo precedente.
L'anno scorso si era chiuso con uno scarno 0,1 di crescita del Pil. L'1,3 per cento di quest'anno vuol dire che la ripresa, piccola o media che sia, abbiamo cominciato ad agganciarla. Vanno in questo senso anche i dati forniti dall'Isae riguardanti la fiducia delle imprese italiane che va rafforzandosi. A marzo l'indice è salito al 94,2 rispetto al 92,7 dei febbraio, il dato più elevato a partire dal febbraio 2001 soprattutto per gli ordinativi all'estero e la produzione. Chissà se saranno taroccati anche quelli. Sarebbe utile conoscere l'opinione di Visco in materia.
Certa è una cosa: evidentemente questo governo quanto ha ridotto di pressione fiscale e quanto ha speso per scopi sociali ha coperto. Non lo ha fatto buttando a catafascio i conti pubblici né nascondendo i buchi di bilancio. La copertura della riduzione di 5 punti del cuneo fiscale (totale 10 miliardi di euro) per ora è ignota salvo per 2,5 miliardi derivanti dalla tassazione di risparmi e successioni. Per i restanti 7,5 siamo al buio e, immaginando dove li troverebbero, cioè nelle tasche degli italiani, preferiremmo di gran lunga rimanerci.