Effusioni in pubblico, a Roma scoppia il caso gay

da Roma

A sentire la difesa sembra una storia di pruderie anni ’50 rivista in chiave terzo millennio. A sentire l’accusa, invece, è una ordinaria storia da Buoncostume che solo la connotazione omosessuale riveste di risvolti politici. È la notte tra giovedì e venerdì, l’una e mezza circa, siamo nei pressi del Colosseo. Una coppia gay passeggia mano nella mano nel centro di Roma. Arrivati nei pressi del monumento i due uomini si appartano e cominciano a baciarsi appassionatamente, fino a che una gazzella dei carabinieri li nota, li ferma e li conduce in caserma. Atti osceni in luogo pubblico il reato contestato. Di lì a poche ore scoppia il finimondo. Sul caso intervengono le associazioni omosessuali strepitando di presunte discriminazioni ai danni dei gay e denunciando il trattamento che i militari dell’Arma avrebbero riservato ai due ragazzi, Roberto, 27 anni di Roma e Michele, 28. E la vicenda assume toni da crociata. Anche perché proprio nella zona in cui i due ragazzi sono stati fermati, via San Giovanni in Laterano, verrà inaugurata il primo agosto la Gay street di Roma. «È un fatto gravissimo - è il commento del presidente Arcigay Roma, nonché responsabile Gay help line, Fabrizio Marrazzo - in quanto mostra come ancora oggi le coppie omosessuali sono considerate di serie B da molti».
Iniziano a circolare quindi le due versioni. Quella della coppia e, successivamente, quella fornita dai carabinieri. Che, neanche a dirlo, non combaciano quasi per niente. «Ci stavamo baciando e basta - ha raccontato Roberto, che però ammette: avevamo di appartarci in un posto tranquillo, in cerca di intimità. Non c’era nessuno e abbiamo cominciato a baciarci. Poi sono arrivati addirittura sei carabinieri su tre auto. Ci hanno fatto anche svuotare le tasche e perquisito. Successivamente ci hanno portati in caserma. Ancora non riuscivamo a crederci. Non sono stati per niente gentili e anzi hanno fatto di tutto per metterci a disagio». Subito dopo la denuncia e l’invito a comparire davanti al giudice.
Per i militari le cose si sono svolte in modo differente. «I carabinieri intervenuti sul posto - ha riferito un alto ufficiale dell’Arma - hanno riscontrato tutti gli estremi per procedere a una denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Non si trattava di un bacio e neanche di un abbraccio. Il bacio non è reato. La pattuglia è intervenuta perché la coppia stava palesemente violando l’articolo 527 del codice penale. Non c’è nessuna discriminazione. Se si fosse trattato di una coppia eterosessuale saremmo intervenuti allo stesso modo».
Ma monta la polemica politica. «Mi auguro che a questi ragazzi si chieda scusa», è l’incredibile commento del ministro della Salute, Livia Turco, che non dà alcun credito alla versione dei carabinieri. E la collega Rosy Bindi, ministro della Famiglia, aggiunge la sua sentenza: «Eccesso di zelo». Al coro si unisce un’altra donna di governo, Barbara Pollastrini, titolare delle Pari opportunità: «C’è davvero il rischio che possa crescere un clima omofobico, di sospetto e pregiudizi». Il deputato della Sinistra democratica Franco Grillini (ex presidente Arcigay) annuncia addirittura un’interrogazione parlamentare ad Amato.
Dal centrodestra, invece, arriva la solidarietà ai carabinieri. «L’unica cosa scandalosa in questa storia - le parole del vicepresidente dei deputati di Forza Italia Isabella Bertolini - è che, come sempre, gli unici a finirci di mezzo sono i carabinieri. C’è qualcosa di perverso nel nostro Paese». Per Carolina Lussana (Lega nord) «se era un atto osceno non c’è stata alcuna discriminazione». Per il coordinatore di Forza Italia Francesco Giro, invece, «non c’è motivo di dubitare della versione dei carabinieri».