Efisio

Non di rado le città hanno sia un patrono che un protettore, quando non di più (come Napoli, che ne ha una cinquantina). Così è Cagliari, che ha s. Saturnino per patrono e s. Efisio a protettore. La storia di questo soldato martire è intrecciata (tanto per cambiare) con la leggenda, dal momento che visse al tempo di Diocleziano. Efisio era un giovane di Antiochia, figlio di un patrizio cristiano e di una pagana, Alessandra. La madre, approfittando di un soggiorno dell’imperatore in città, chiese e ottenne per il figlio un posto nella guardia imperiale. Se la donna aveva intenzione di sottrarre il ragazzo all’influenza paterna mal gliene incolse perché Efisio, spedito in Italia, ebbe una miracolosa visione della Croce e si convertì al cristianesimo. Ricevuto, forse a Gaeta, il battesimo, il santo si ritrovò a combattere contro parecchi nemici dell’impero e al centro di un nutrito numero di avventure. Sempre vittorioso grazie a una piccola croce che si era fatto fabbricare da un orefice e che portava con sé, un giorno comprese di essere chiamato soprannaturalmente a operare presso le genti semibarbare che abitavano la Sardegna, isola che i romani consideravano luogo di punizione (e che tale praticamente rimase fin quasi ai giorni nostri). Si portò via nave a Cagliari e qui decise, non si sa perché, di fare il suo «outing»: scrisse all’imperatore confessandosi cristiano. Naturalmente Diocleziano andò su tutte le furie, né servì l’intercessione della matrona Alessandra. A Cagliari il magistrato Julico arrestò Efisio e, dopo molte torture, lo fece decapitare nella vicina Nuras.