Egitto ancora in fiammeScontri: undici mortiArrestata una candidata

Migliaia in piazza contro il Consiglio supremo. Poliziotti presi in ostaggio. Centinaia di vittime. <strong>VIDEO</strong>: <a href="/video/il_cairo_la_polizia_getta_cadavere_nelimmondizia/id=cadavere_cassonetto_egitto?" target="_blank"><strong>La polizia getta un cadavere nell'immondizia</strong></a> <strong>GUARDA <a href="http://www.ilgiornale.it/fotogallery/egitto_scontri_piazza_tahrir_20_nov... FOTO</a></strong><a href="/video/il_cairo_la_polizia_getta_cadavere_nelimmondizia/id=cadavere_cassonetto_egitto?" target="_blank"><strong><br /></strong></a>

La caduta di Mubarak e le elezioni tra una settimana non hanno placato gli animi in Egitto dove da giorni migliaia di persone manifestano in piazza contro il maresciallo, Hussein Tantawi, capo del Consiglio supremo delle forze armate, che guida il Paese e che, secondo i dimostranti, "continua la politica di Mubarak". Gli egiziani chiedono le dimissioni del ministro dell’Interno e dell’intero governo e che la guida del Paese sia affidata a civili fino alla nomina di un nuovo presidente eletto.

Solo oggi piazza Tahrir al Cairo, il simbolo della rivoluzione di inizio anno, è stata invasa da 5mila manifestanti. Le proteste sono state represse col sangue: la polizia ha fatto irruzione nella piazza e negli scontri che sono seguiti sono morte almeno undici persone e ne sono state ferite 285. Secondo alcuni siti internet, inoltre, i dimostranti avrebbero preso in ostaggio un ufficiale dell’esercito, uno della polizia e 4 agenti, mentre le forze dell'ordine avrebbero arrestato la candidata presidenziale Butaina Kamel in sciopero della fame da qualche giorno per chiedere il rilascio degli egiziani in prigione per decisione di tribunali militari. Il ministro della cultura egiziano Emad Abou Ghazi, intanto, si è dimesso per protesta contro le violenze dei militari.

Il 28 novembre gli egiziani andranno alle urne e dovranno scegliere tra oltre 6.700 candidati, in rappresentanza di 47 partiti politici, molti dei quali nati solo dopo la cacciata di Hosni Mubarak. Prima voteranno per la Camera bassa (in tre tornate diverse, dal 28 novembre nell’arco di sei settimane), poi sempre in tre diversi turni per il Consiglio della Shura. Solo dopo la riscrittura della Costituzione, in teoria tra marzo e aprile, si andrà finalmente al voto del presidente della Repubblica.

Nonostante le proteste il governo egiziano, dopo un vertice d'emergenza, ha comunicato che non ha intenzione di dimettersi ma si è impegnato a far svolgere le elezioni legislative domenica prossima. "Quanto sta succedendo ora ha per obiettivo quello di far annullare le elezioni e di impedire la creazione delle istituzioni dello stato democratico", si legge in un comunicato.