Egitto, arrestato caporedattore di Al Jazeera

Aveva diffuso la notizia di un’esplosione in una provincia orientale che, secondo le autorità del Cairo, non si è mai verificata

da Il Cairo

La polizia egiziana ha arrestato il capo redattore della sede del Cairo della televisione araba «al Jazeera», Hussein Abdel Ghani, accusandolo di aver diffuso notizie false con l'obiettivo di fomentare il caos nel Paese. Lo ha reso noto la stessa emittente e la notizia è stata poi confermata dal ministero degli Interni.
Ghani è stato già interrogato dal procuratore supremo per la sicurezza nazionale egiziana, che lo rivedrà successivamente in giornata. Il giornalista è sotto accusa per aver diffuso ieri la notizia di un'esplosione nella provincia orientale di Sharkia, subito gli attentati contro la forza di pace nel Sinai. Ma secondo le autorità egiziane a Sharkia non è successo nulla.
A quanto ha riferito al Jazeera, Ghani è stato arrestato mercoledì sera nell'albergo dove aveva trovato alloggio a Dahab, teatro del triplice attentato suicida di lunedì sera in cui sono morte 18 persone.
Al Jazeera è da sempre poco gradita alle autorità egiziane (oltre che agli Stati Uniti, ad Israele ed a numerosi altri governi arabi): ultima pecca in ordine di tempo, per i dirigenti del Cairo, gli ampi reportage sulle proteste di giudici nella capitale egiziana per difendere la propria indipendenza dal potere esecutivo, messa a dura prova specie dopo le denunce di irregolarità elettorali fatta da alcuni di loro in merito alle votazioni presidenziali e legislative dell' anno scorso.
Ieri, in un discorso tenuto durante una cerimonia anticipata per la festa del 1° maggio, il presidente egiziano Hosni Mubarak ha affermato che l’Egitto vincerà la guerra al terrorismo; il capo dello Stato ha anche chiesto ai religiosi musulmani e cristiano-copti (i due gruppi religiosi maggioritari nel Paese e divisi da una cortina d’incomprensione alimentata soprattutto in certe moschee) di diffondere i valori della tolleranza. Mubarak ha annunciato la volontà di «reagire all’integralismo con la forza e la fermezza della legge» e di preservare la stabilità. «Siamo colpiti - ha detto - da un terrorismo cieco dai cui pericoli nessuno è immune».