Egitto, individuata prigione degli italiani: "Ma non faremo blitz"

Cinque torinesi sono stati rapiti venerdì al confine con Libia e Sudan assieme ad altri 6 turisti. Il governo tedesco e italiano starebbero trattando la liberazione. L'Egitto: "Sono tutti in buona salute". Karthoum: "Non effettueremo blitz" 

Il Cairo -  I rapitori hanno minacciato di uccidere gli ostaggi se saranno messi in atto tentativi di liberarli in aereo. Lo ha detto una fonte ufficiale egiziana, che non ha voluto rivelare la sua identità. Secondo la fonte, uno degli ostaggi, un operatore turistico, ha contattato la moglie tedesca e le ha riferito della minaccia, che la donna ha riportato alle autorità egiziane.

Le trattative
Il governo italiano e quello tedesco hanno bocciato l’ipotesi, caldeggiata dall’Egitto, di un raid militare e hanno scelto la "linea della trattativa" per ottenere il rilascio dei turisti sequestrati venerdì al confine sudoccidentale dell’Egitto, e poi portati con ogni probabilità in territorio sudanese. A riferirlo è l’emittente televisiva Al Jazeera che ha mandato un inviato all’aeroporto di Abu Sinbal, a sud di Assuan. Stando alla sua ricostruzione, italiani e tedeschi - che hanno creato una task force congiunta per il caso - sarebbero impegnati in negoziati indiretti con i rapitori, attraverso "il tour operator egiziano" che ha organizzato l’escursione nell’altopiano di Gilf al Kabir: "Aegyptus Tours".

Ostaggi stanno bene I turisti europei, tra cui cinque italiani, rapiti nel deserto del Sahara, al confine tra Egitto e Sudan, sono "illesi" e in condizioni di salute "molto buone". Lo ha confermato il ministro del Turismo egiziano, Zuhair Garana. "Questa mattina abbiamo avuto le ultime notizie dagli ostaggi" ha riferito Garana. "Abbiamo informazioni sicure e attendibili che tutti i rapiti stanno bene, in condizioni di salute molto buone, con cibo e acqua a sufficienza". Insomma "non sono stati trattati male" ha puntualizzato il ministro.

Niente blitz  Il gruppo di rapitori degli undici turisti europei e degli otto accompagnatori egiziani è stato localizzato. Ne ha dato notizia una fonte del ministero degli Esteri sudanese, precisando che a Khartoum non risulta sia in corso la preparazione per piani di un intervento armato per liberare gli ostaggi. Un alto funzionario ha dichiarato che il governo di Khartoum "opera in stretto coordinamento con l’Egitto in un costante monitoraggio degli spostamenti continui del gruppo dei rapitori e dei rapiti in zone di confine tra Egitto, Libia e Sudan, in particolare nell’area libica di Jebel Uwainat". Il funzionario ha affermato che il gruppo si muove "zigzagando" vicino al confine, "più vicino al versante libico che a quello sudanese. Seguiamo costantemente e verifichiamo il punto preciso in cui si trovano - ha detto ancora - anche perché è molto importante garantire l’assoluta sicurezza degli ostaggi". Il gruppo sarebbe penetrato, secondo la fonte, per otto chilometri in territorio sudanese, ma continuerebbe a mantenersi sempre in prossimità della linea di confine.

I rapitori sarebbero originari del Ciad Secondo Aj Jazeera sarebbero cittadini del Ciad i sequestratori del gruppo di 11 turisti stranieri e otto egiziani. Lo hanno riferito fonti della sicurezza egiziana all’inviato della tv araba.  Da ieri, quando è stata resa nota la notizia del rapimento, si registra una notevole diminuzione del flusso di turisti, in particolare europei, nella zona di Assuan.

Frattini: "Nessuna conferma" "Ho preso atto delle dichiarazioni del ministro degli esteri egiziano, ma noi non abbiamo conferme": lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, riferendosi alle notizie sulla liberazione degli ostaggi in Egitto. "Continuiamo a verificare" ha aggiunto Frattini. Sulla base delle informazioni attualmente in possesso e dei molteplici contatti non è possibile confermare l'avvenuta liberazione degli ostaggi rapiti in Egitto. E' quanto precisano fonti della Farnesina precisando che si sta continuando a lavorare per verificare gli esatti termini della situazione.

La lunga giornata di angoscia e di speranza, di voci che si sono rincorse sulla loro sorte, e di smentite, continua. Le voci sulla liberazione dei turisti si erano diffuse nel pomeriggio. "Sono stati rilasciati senza il pagamento di alcun riscatto" aveva riferito nel pomeriggio una giornalista di Al Jazeera, citando non meglio precisate fonti egiziane. E, secondo quanto aveva riferito il ministro egiziano del Turismo, Zoheir Garanasi, si trovavano in Sudan. Stando alla ricostruzione della tv araba, i turisti si sarebbero spinti fino al lato sudanese del Gilf al Kabir, altopiano alla frontiera desertica fra i tre Paesi africani: gli undici stranieri, accompagnati da quattro egiziani, sarebbero stati bloccati dai rapitori in territorio sudanese, derubati e poi lasciati liberi. Anche secondo fonti locali, citate dalla Bild, i rapiti sarebbero stati rilasciati dai loro rapitori sudanesi e sarebbero in viaggio verso Assuan.

Poi la delusione, perché fino a quel momento si trattava di voci non cofrmate dal governo egiziano, tanto che l'ambasciatore d'Italia al Cairo Claudio Pacifico aveva detto che la liberazione non c'era ancora stata e che il gruppo era ancora in mano dei banditi in territorio sudanese. Pacifico aveva comunicato che il capo della compagnia Aegyptus ha avuto intorno alle 19,30 una telefonata con la moglie, che è al Cairo, per informarla che la situazione non era cambiata. L'ambasciatore Pacifico ha sottolineato che il contatto telefonico previsto per il tardo pomeriggio è arrivato con un certo ritardo. Il capo della Aegyptus, Ibrahim AbdelRahim, che è nel gruppo dei rapiti, e svolge il ruolo di portavoce ha almeno due contatti telefonici quotidiani con la moglie, Kristen Butterweck-AbdelRahim.

Il riscatto e la banda Secondo fonti egiziane non ufficiali, per il rilascio dei rapiti sarebbe stata chiesta una somma di 15 milioni di dollari. Il rapimento, sempre secondo la stessa fonte - vicina agli ambienti degli operatori turistici - sarebbe avvenuto nell’estremo Sud-Ovest dell’Egitto, dove il Paese confina con Libia a Ovest e con Sudan a Sud. "I turisti stanno bene e dietro questo rapimento non c’è alcuna finalità politica" ha assicurato una fonte della sicurezza egiziana contattata dalla tv araba al Jazeera. Secondo il corrispondente dell’emittente qatariota al Cairo, il gruppo è stato fermato nella zona di Assuan, dove risiedono tribù nomadi. La polizia ritiene quindi che i sequestratori siano criminali comuni disposti a liberarli stranieri in cambio di un riscatto in denaro. Secondo la tv al Hurra i rapitori sarebbero quattro e le trattative si sarebbero attraverso il telefono satellitare dal momento che i sequestratori sarebbero fuggiti in territorio sudanese. Il sequestro sarebbe avvenuto venerdì durante una spedizione di safari a bordo di fuoristrada a Ovest di Assuan, sull'altopiano di Gilf el Kibir, una zona particolarmente rocciosa, meta di escursioni turistiche.

Tutti torinesi Walter Barotto, Michele Barrera, Giovanna Quaglia, Mirella De Giuli e Lorella Paganelli con altri cinque tedeschi ed un rumeno. I turisti erano accompagnati due guide turistiche, quattro autisti, il proprietario del tour operator che ha organizzato il viaggio e un ufficiale di polizia che faceva da scorta.

Una delle turiste ha parlato con i familiari per l’ultima volta giovedì scorso in mattinata. Si tratta di Lorella Paganelli, 48 anni, di Venaria, alle porte di Torino. La donna ha avvisato la famiglia, come ha riferito una cognata, dicendo che andando a fare un’escursione nel deserto non avrebbe potuto mettersi in contatto telefonico per un po' di tempo. "È stata l’ultima volta che l’abbiamo sentita - ha detto la cognata - eravamo abbastanza tranquilli perché Lorella ci ha abituati ai suoi lunghi viaggi". Con Lorella Paganelli "gli amici di sempre" hanno aggiunto i parenti. Si tratta di Giovanna Quaglia, 52 anni, oltre che amica anche collega di lavoro. Walter Barotto, 68 anni, Mirella De Giuli, 70 anni, e Michele Barbera, 72 anni. Il gruppo è partito da Torino sabato 13 settembre con un volo per Roma e poi verso la città del Cairo. Da qui si è diretto verso il Sud dell’Egitto seguendo un programma previsto alla partenza quasi nei minimi dettagli. Almeno fino a giovedì mattina quando Lorella Paganelli ha telefonato ai familiari.