Egitto, l'esercito offre la pace Festa in piazza con inni e rap

I militari assicurano una transizione pacifica fino alle elezioni. "Congelano" il governo e promettono di rispettare i trattati
internazionali, anche quello con Israele. Al Cairo in <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=p9TOi3EwRQw" target="_blank">festa</a></strong> i
volontari, <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Z696QHAbMIA" target="_blank">rap</a></strong> e <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=2C0NVkmrnaE" target="_blank">inni </a></strong>per le <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=IeGlJ7OouR0" target="_blank">strade</a></strong> fanno da colonna sonora alla rivolta

Il CairoÈ andata avanti fino a notte fonda ed è ripresa sin dalle prime ore del mattino la festa al Cairo. Migliaia di persone si sono riversate ieri nelle strade del centro, con le bandiere e le facce dipinte di bianco, rosso e nero, i colori nazionali. Le famiglie con i bambini ne hanno approfittato per fermarsi a pranzo in qualche ristorante, prima di fare tappa a midan Tahrir. La piazza delle Liberazione è stata il teatro delle manifestazioni che hanno portato venerdì alla caduta del rais Hosni Mubarak. I giornali vanno a ruba: «Il popolo lo ha voluto, il regime è caduto», titola Al Masri Al Youm, quotidiano indipendente. Anche il governativo Al Ahram si è arreso ai fatti: «Il popolo ha fatto cadere il regime». E «il popolo vuole costruire un nuovo sistema», scrive guardando avanti Al Shuoruk.
Il giorno dopo la rivoluzione, il Cairo fa festa e pulisce la piazza: gli organizzatori della protesta ma anche i semplici cittadini sono arrivati a gruppi armati di scope e sacchetti, di guanti da chirurgo e di mascherine. Che questa volta non servono a proteggersi dai lacrimogeni della polizia, ma dai prodotti con cui pulire muri e monumenti dagli slogan anti regime.
La popolazione pulisce le strade in attesa delle prime mosse dell’esercito, che da venerdì gestisce gli affari della nazione. Per ora, i militari hanno accorciato il coprifuoco. E la tv di Stato ha riportato che il ministro dell’Informazione, Anas Al Fakky, è stato messo agli arresti domiciliari. Le forze armate cercano in queste ore di rassicurare l’Egitto e la comunità internazionale: garantiranno una transizione pacifica - fanno sapere in un comunicato - e chiedono al governo formato pochi giorni fa di rimanere in carica fino alla creazione di un nuovo esecutivo. E i ministri si trovano oggi per la prima riunione del dopo-Mubarak. Gli ufficiali dell’esercito hanno anche assicurato di voler mantenere i trattati internazionali firmati dal Cairo in passato, compreso quello con Israele. Il futuro delle relazioni tra i due vicini preoccupa i leader occidentali. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, rallegrandosi per «lo storico cambiamento», ha ricordato al Cairo l’importanza dell’accordo di pace con Israele. Dopo il discorso entusiasta del presidente americano Barack Obama, altri leader hanno parlato in sostegno della rivoluzione egiziana. Anche l’Unione europea, che ha mantenuto un basso profilo durante le proteste, ha garantito il suo appoggio al nuovo Egitto. E si rincorrono le indiscrezioni sulle mete di un possibile esilio del rais Mubarak. Ieri, secondo alcune emittenti arabe, sarebbe partito assieme alla sua famiglia per gli Emirati Arabi.
Quando la festa sarà finita, al Cairo inizierà un’era sconosciuta. I militari devono garantire una transizione pacifica che porti a elezioni libere. Nel frattempo, le opposizioni e i fluidi movimenti della protesta si organizzeranno creando un nuovo scenario politico. Un gruppo di giovani, prima di abbandonare il campo, ha deciso di lasciare un messaggio sul cemento della piazza: «Horra madaneiya», hanno scritto con la vernice in caratteri giganti. «Libertà civile», non militare. «È stata una rivoluzione popolare, non dell’esercito - spiegano i graffitari - L’esercito deve rimanere soltanto fino al voto». I soldati si sono aggiudicati l’affetto dei manifestanti per non aver puntato le armi contro la popolazione durante le proteste. Ma gli egiziani, che conoscono l’esercito perché ci hanno servito o perché hanno almeno un marito, un fratello, un figlio tra i suoi ranghi, sanno che i militari sono parte del vecchio regime. Le forze vive della piazza sono pronte a negoziare con gli uomini in divisa. Già una settimana fa, i leader di Al Ghad avevano detto al Giornale che il loro movimento avrebbe preferito trattare con i soldati che con l’ex vice presidente Omar Suleiman. Il partito è guidato da Ayman Nour, che ha annunciato ieri la sua candidatura alle prossime presidenziali. Inizia dunque a prendere forma una nuova realtà politica. Sempre ieri, il comitato dei giovani della rivoluzione, un ombrello di cinque movimenti che raggruppa l’associazione di Mohammed Elbaradei, la nuova guardia dei Fratelli musulmani e altri, ha annunciato che i ragazzi sono pronti a lasciare la piazza. Ma che torneranno a Tahrir venerdì. «Per festeggiare, se l’esercito ci viene incontro. Per restare, se non accetta le nostre richieste», spiega al Giornale uno degli organizzatori.