Egitto, l'esercito si scusaL'ex premier Kamal Ganzurisarà il nuovo presidente

Primo giorno di tregua al Cairo. Ganzuri, fedelissimo di Mubarak, ha ricoperto la carica dal 1996 al 1999 <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/fotogallery/egitto_scontri_piazza_tahrir_20_nov... target="_blank">FOTO</a></strong>

Dopo cinque giorni di scontri, in Egitto è il momento della tregua e di formare un nuovo governo. Il Consiglio supremo delle forze armate ha infatti affidato il ruolo di premier a Kamal Ganzuri, 70 anni, che ha già ricoperto la carica dal 1996 al 1999 ed è stato un fedelissimo di Hosni Mubarak. La decisione non piace però ai manifestanti di Tahrir, che attraverso le parole di Tarek el Khuli, della coalizione dei giovani della rivoluzione, fanno sapere che la nomina di un premier legato "ancien regime" alla guida del Paese non placherà le proteste di piazza. "Abbiamo proposto vari nomi", dice el Khuli, "quello di Ganzuri non è mai stato menzionato nella piazza".

Ma è anche il momento delle scuse: il Consiglio supremo delle Forze armate ha chiesto scusa per i morti negli scontri che da venerdì sono in corso a piazza Tahrir al Cairo "Il Consiglio supremo delle Forze armate si dice dispiaciuto e chiede scusa per i martiri del popolo egiziano negli scontri recenti", si legge nel comunicato diffuso tramite il social network. La giunta militare, quindi, "esprime condoglianze alle famiglie dei martiri nel Paese". Ma il popolo ha risposto dalla piazza che "nessuna scusa e nessuna condoglianza" sarà accettata perché la giunta militare e il suo governo hanno fallito nella gestione del periodo di transizione.

Nei giorni scorsi, l'esercito ha utilizzato barre di metallo e filo spinato per costruire delle barricate volte a separare manifestanti e polizia nelle strade laterali che dalla piazza conducono al vicino ministero dell'Interno. E infatti la maggior parte dei combattimenti ha avuto luogo in queste vie laterali. A riguardo, i militari sono stati accusati di colpire i dimostranti agli occhi con pallottole di gomma. L’impiego massiccio di gas lacrimogeni è anche sotto accusa per i decessi per asfissia. Vittime provocate da colpi di arma da fuoco reali sono stati inoltre segnalati dai medici.

A condannare l'assalto della polizia contro i manifestanti sono intervenuti anche i Fratelli musulmani che hanno spiegato i motivi che stanno alla base della loro decisione di non partecipazione alle proteste contro la giunta militare. "Rischierebbe di creare una escalation di violenza e vandalismo nel Paese", ha dichiarato lo stesso movimento islamico in un comunicato, nel quale paventa il rischio di un golpe contrario ai principi che hanno ispirato la Rivoluzione del 25 gennaio e che hanno portato alla deposizione dell’ex presidente Hosni Mubarak.

La Confraternita ha inoltre sostenuto la necessità che le elezioni parlamentari si svolgano rispettando la tabella stabilita, con la prima tappa prevista per il 28 novembre. E questo per realizzare il primo passo verso la nascita di una vera democrazia in Egitto e per la salvaguardia delle istituzioni. E a tal proposito la giunta militare egiziana ha confermato che le elezioni legislative cominceranno lunedì, come da programma, perché "ora è il modo migliore per aiutare il Paese in questi tempi difficili". La prima tappa del voto è fissata per il 28 novembre.

Intanto è salito a 38 morti e 817 feriti il bilancio delle vittime degli scontri tra forze di sicurezza e manifestanti. A renderlo noto è il ministero della Salute egiziano. Sempre secondo dati ufficiali, 294 feriti sono stati trasferiti in ospedale, mentre 103 hanno ricevuto trattamenti medici nelle ambulanze giunte a piazza Tahrir e 474 sono stati curati in ospedali da campo.

Oggi, inoltre, un nuovo episodio di violenza è stato denunciato da una blogger, Mona El-Tahawy, arrestata la scorsa notte a piazza Tahrir: "Cinque o sei persone mi hanno circondato, e mi hanno messo le mani sul seno e sulla zona dei genitali", ha raccontato sul suo account Twitter, "Ho perso il conto di quante mani hanno tentato di infilarsi nei miei pantaloni. Dodici ore con i bastardi del ministero dell’Interno e dei servizi militari insieme. Posso a malapena scrivere sulla tastiera. Devo fare una lastra al braccio dopo che i maiali delle forze di sicurezza mi hanno pestata".