Egitto, Mubarak si arrende: "Non mi ricandido"E Obama lo incalza: "La transizione inizi subito"

Dopo il corteo oceanico e le pressioni di Obama Mubarak parla in tv: "Non mi candido". Baradei: "Una presa in giro". Manifestazioni in tutto il Paese (foto). Un filmato sulla rivolta spopola su Youtube: video

Il Cairo - "Non mi ripresenterò alle prossime elezioni, il passaggio di potere con chi avrà scelto il popolo sraà pacifico". Sono queste le parole di resa con cui Hosni Mubarak, dopo una settimana di violente proteste, si è rivolto dagli schermi televisivi al popolo egiziano. Una resa, ma con alcune condizioni a cui l'anziano politico non vuole rinunciare. "Ho sempre lavorato per questo Paese e continuerò la mia vita, fino alla morte su questa terra", ha proseguito Mubarak. Poi un appello alle forze dell'ordine affinchè difendano i cittadini: "Intendo chiedere alla polizia di svolgere il proprio ruolo proteggendo i cittadini con correttezza, rispettando i loro diritti, libertà e dignita. Chiedo alle autorità di controllo e alle forze di sicurezza di prendere quanto prima le contromisure per arrestare i fuorilegge che hanno causato disordini e atti di sabotaggio nei giorni scorsi". La decisione di Mubarak di rimanere saldamente al poter fino alla prossima tornata elettorale non ha convinto la folla che continua a presidiare piazza Tahrir e che continua a chiedere a gran voce le dimissioni immediate del capo di Stato."Una presa in giro" è stato questo il commento di El Baradei, il premio Nobel divenuto leader dell'opposizione.

Obama: "Transizione subito" Barack Obama ha spiegato ieri sera di aver parlato ancora una volta con il presidente Hosni Mubarak, dicendogli che la transizione dei poteri in Egitto "deve essere significativa, pacifica e deve cominciare ora". Obama non ha chiesto esplicitamente che Mubarak rassegni le dimissioni prima di settembre, quando in Egitto si terranno le elezioni, ma secondo il Washington Post, per la Casa Bianca la promessa del presidente egiziano di lasciare in primavera senza cercare di essere rieletto non è sufficiente. E soprattutto non è sufficiente per il popolo egiziano sceso nelle strade per chiedere le dimissioni immediate del suo presidente. "Ha riconosciuto che lo status quo non è sostenibile e che è necessario un cambiamento", ha spiegato Obama, aggiungendo di aver detto a Mubarack che "la transizione di poteri deve essere reale, deve avvenire in modo pacifico, e deve esserci ora". Poi Obama ha chiesto agli oppositori di Mubarak di partecipare in modo costruttivo alla formazione di un nuovo governo. Ha lodato i giovani manifestanti egiziani per "l'esempio che stanno dando a tutto il mondo", e l'esercito per aver evitato grandi spargimenti di sangue. Intanto tutto il personale diplomatico statunitense giudicato non indispensabile è stato invitato a lasciare il Paese.

La giornata di proteste L’esercito ha chiuso gli accessi al Cairo ma la folla ha raggiunto lo stesso piazza Tahrir, cuore della grande manifestazione contro Mubarak. E' guerra di numeri: per gli organizzatori sono due milioni, secondo altre stime alcune centinaia di migliaia. Il leader dell’opposizione, Mohamed el Baradei, attraverso la tv satellitare al Arabiya ha intimato al presidente egiziano di andarsene entro venerdì. E la sfida al regime passa anche attraverso la tecnologia. Google ha lanciato un sistema che permette di twittare anche senza internet, attraverso il normale telefono. E per superare l’oscuramento di al Jazeera alcune tv locali egiziane hanno iniziato a trasmettere il segnale dell’emittente sulle loro frequenze.

Le pressioni dei vertici militari La maggior parte dei vertici militari ritiene che Mubarak debba abbandonare il potere: è quanto riporta il sito della Bbc, citando l’ex generale e analista politico Mohammed Kadry Said. L’unico dubbio degli ufficiali, secondo Said, riguarda le modalità dell’addio del rais: per alcuni Mubarak dovrebbe lasciare immediatamente al potere, mentre altri preferiscono una semplice rinuncia alla candidatura alle prossime elezioni presidenziali. 

L'esercito lancia volantini alla folla Un elicottero dell’esercito ha lanciato dei volantini ai manifestanti radunati in piazza Tahrir. Secondo quanto riferisce la tv satellitare al-Arabiya, il volantino invita i manifestanti alla calma e al mantenimento dell’ordine, garantendo che "l’esercito resta dalla parte del popolo".

Muezzin incoraggia i manifestanti "La vostra forza è l’unità". È il messaggio di incoraggiamento ai manifestanti risuonato questa mattina per le strade di Alessandria d’Egitto dai megafoni delle moschee. "Allah è con voi", ha detto questa mattina un muezzin della città egiziana.

L'Iran soffia sul fuoco Nel giorno della grande manifestazione di piazza, contro Mubarak, arriva una presa di posizione che spaventa l'Occidente. Il rovesciamento dei regimi attualmente al potere in diversi Paesi arabi, tra cui l'Egitto, porterebbe a un miglioramento dei loro rapporti con l'Iran e alla creazione di "un Medio Oriente islamico e potente capace di opporsi a Israele". Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehman-Parast. Intanto El Baradei lancia un monito a Mubarak: "Lasci se vuole salva la pelle".

El Baradei: lasci se vuole salvarsi  Se "vuole salvare la pelle è meglio che Mubarak lasci subito": a suggerirlo al presidente egiziano, con il tono di un avvertimento, è Mohamed El Baradei, l’ex diplomatico dell’Aiea e premio Nobel per la Pace, incaricato dalle opposizioni in Egitto di negoziare con il regime del rais. In un’intervista al quotidiano britannico The Independent, El Baradei è tornato ad attaccare pesantemente il presidente egiziano, affermando che "la gente per strada non dice che Mubarak dovrebbe andare via. Dicono che dovrebbe essere messo sotto processo". Ecco perché, ha proseguito, se il rais "vuole salvarsi la pelle, è meglio che lasci".