Egitto nel caos: il vicepremier lascia, ma poi ci ripensa

Il Cairo. Al Cairo il governo vacilla dopo i sanguinosi scontri di domenica davanti alla sede della tv di stato tra alcune migliaia di copti e soldati e polizia militare dall’altra, che hanno provocato 25 morti e 329 feriti. Forti segnali di instabilita «sono emersi nella compagine di Essam Sharaf: in seguito a richieste numerose e ripetute da parte di politici e attivisti egiziani di dimissioni del governo, accusato di non saper garantire la sicurezza in Egitto, il ministro delle finanze e vicepremier, Hazem el Beblawi, ha presentato le dimissioni, denunciando l’uso eccessivo della forza da parte dei militari». Ma nel pomeriggio, secondo la tv satellitare Al Jazira, le ha ritirate.
Dal canto suo il primo ministro, Sharaf, ha affermato che le sorti del governo «sono nelle mani dei militari» che reggono il paese dalle dimissioni di Hosni Mubarak, l’11 febbraio scorso, e che «possono deciderle in qualsiasi momento le ritengano opportune».
Le richieste di dimissioni erano venute da attivisti e politici di vario orientamento, in relazione anche al pesante bilancio degli avvenimenti di domenica (25 morti, 18 dei quali copti, 4 musulmani e tre soldati, più 329 feriti, 17 dei quali gravi). Secondo dichiarazioni riportate dall’agenzia Mena, Beblawi, economista di fama internazionale, aveva sostenuto che «le circostanze attuali sono molti difficili e richiedono una maniera di pensare e di lavorare nuova e diversa». Però un colloquio avuto dal ministro con il capo del Consiglio Supremo delle Forze Armate, Hussein Tantawi, avrebbe convinto Beblawi a fare marcia indietro, nonostante avesse affermato in mattinata che anche «se il governo non puo essere collegato direttamente agli scontri, è certo sua la responsabilita di mantenere la sicurezza e di prevenire questo tipo di incidenti». Gli avvenimenti sono stati condannati dalla Casa Bianca, dall’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, ma anche da gruppi come Human Rights Watch, oltre che dalla chiesa copta e da numerose forze politiche egiziane.
In giornata la procura militare ha deciso il fermo per 15 giorni di 28 persone, di religione copta e musulmana, accusandole di aver seminato la zizzania che avrebbe fatto esplodere gli incidenti.
Alcuni canali televisivi stranieri hanno diffuso immagini dell’episodio nelle quali si vedono blindati militari puntare sui manifestanti e travolgerli. Un medico che ha compiuto l’autopsia di alcune vittime ha dichiarato a giornalisti che almeno dieci dei cadaveri esaminati presentavano lesioni mortali causate da investimento da parte di autoveicoli.