«Gli egoismi locali frenano l’Europa»

nostro inviato a Venezia
È il dialogo, lo scambio delle informazioni, e non certo quel vecchio e costosissimo arnese che fu la segretezza dei tempi della Guerra Fredda, lo strumento per favorire la crescita e lo sviluppo delle economie mondiali. E conseguentemente delle società. Hanno concordato, su questo punto, e con minimi distinguo, i premi Nobel riuniti ieri a Venezia per l’edizione 2005 dei Colloquia del Progetto Italia di Telecom, intitolata appunto “Il dialogo necessario”. Vi hanno insistito, in particolare, i professori Joseph Stiglitz e il collega Gary Becker. Il primo sottolineando come «la segretezza sia dannosa in quanto rischia di compromettere la democrazia, mentre nel mondo odierno la conoscenza condivisa si trasforma invece in denaro». Il secondo ricordando come proprio la globalizzazione del sapere portata da Internet abbia tra l’altro «fatto crollare le vecchie barriere che ingessavano le economie di Paesi come Cina e Russia». Insomma, il libero scambio delle informazioni fa bene alla crescita e allo sviluppo.
Concetto ripreso e sviluppato anche dal “padrone di casa” dei “Colloquia”, Marco Tronchetti Provera. «Per garantire il futuro dei nostri figli – è stato l’appello lanciato dal presidente di Telecom Italia - i Paesi non si ripieghino su se stessi. Altrimenti, tutti gli sforzi fatti negli ultimi decenni per cercare di creare organismi internazionali per il dialogo multilaterale perderebbero significato». Questo perché «la ripresa economica e il benessere avvantaggiano chi cerca il dialogo». E di conseguenza bisogna stare molto attenti «ai momenti di crisi nei quali finiscono spesso per prevalere gli egoismi». Bisogna avere, ha continuato Tronchetti, «la capacità di ascoltare le ragioni degli altri. Non credo infatti – ha insistito – a chi si crede portatore di verità, così come provo malessere quando sento parlare di superiorità dell’Occidente». E a deluderlo è quell’Europa «che sta tornando agli egoismi nazionali». Il Vecchio continente «deve riprendere nel suo insieme quello spirito che è venuto meno e che è legato al progetto di Lisbona e cioè quello di diventare un’area di competitività». Insomma, l’Europa «sembra essere rimasta una regione vecchia, incapace di espandere la propria economia». Ma così facendo, ha proseguito il presidente di Telecom Italia, «stiamo affrontando la globalizzazione nel peggiore dei modi».