Eifman, Maliphant e Preljocaj Una stagione di grande danza

Dopo la «Giselle Rossa» agli Arcimboldi andranno in scena «Rise and Fall» e «Les 4 saisons»

Igor Principe

Per anni è stata considerata una Cenerentola delle arti, trascurata da cartelloni votati alla prosa, alla sinfonica e al teatro musicale. Adesso si può dire che quella Cenerentola - la danza, ça va sans dire - abbia ritrovato la scarpetta. Magari non è quella di cristallo, come si conviene ad una principessa; ma è comunque una calzatura robusta che le consente di tornare sul palco in prima fila, accanto ad altre e più frequentate arti.
Il palco, nel dettaglio, è quello del Teatro degli Arcimboldi di Milano (o Tam, secondo l'acronimo che ne costituisce il logo), che il 24 gennaio dà il via alla sua stagione coreutica. Lanciata, come spiega l'assessore comunale alla cultura Stefano Zecchi, su un doppio binario: «Vogliamo aprire una finestra sul panorama internazionale e valorizzare un repertorio sicuramente meno tradizionale di quello che fa capo alla storia del Teatro alla Scala. Sono queste le linee che guidano la programmazione».
A monte, l'idea di dare più spazio alla danza in una città che ospita un buon numero di interessati. Una ricerca dell'istituto Lorien Public Affair per il Comune ha evidenziato che, tra le attività del tempo libero di 500 milanesi, il balletto occupa il 17,2%, contro l'11,5% della musica dal vivo. Un dato importante, che legittima un'investimento di spazi e risorse a favore dell'arte cara a Tersicore.
Allo «spazio» Arcimboldi si comincia, dunque, il 24 gennaio con il primo di tre spettacoli proposti dall'Ater e realizzati in collaborazione con il Piccolo Teatro. Si tratta di Giselle Rossa, coreografia di Boris Eifman su musiche di Tchajkovskij, Schittke e Bizet.
L'unione con il principale teatro italiano non è casuale. Innovatore a tutto tondo, Eifman ha preso i canoni della danza d'avanguardia e li ha miscelati con le metodologie del teatro drammatico e del cinema per creare coreografie in cui i ballerini sono anche attori. «La bellezza formale del gesto non è fine a sè stessa - dice il coreografo -. Ciò non significa che la qualità plastica della coreografia è meno importante dell'intensità drammatica delle situazioni. Quando creo un movimento è certo che ho l'idea di creare un'emozione che esprime un sentimento, e che questa emozione passa per forza per un bisogno estetico».
Quanto alla drammaticità, Giselle Rossa certo non ne difetta. A ispirarla, infatti, è la storia della ballerina sovietica Olga Spessivteva, morta folle nel 1991 a New York dopo una leggendaria carriera da étoile tra San Pietroburgo e Parigi. Sul palco, a danzarne la vita, Vera Arbuzova, Jurij Ananjan, Oleg Markov e Alekseij Turko.
Il secondo appuntamento è con Sylvie Guillem, Michael Nunn e William Trevitt, interpreti dei tre "quadri" pensati da Russell Maliphant e sintetizzati in Rise and Fall (7 e 8 febbraio). Prova definita «al limite delle possibilità umane», impegna i ballerini in sequenze di voli e cadute, cifra stilistica tipica di Maliphant, che attingendo a discipline quali tai chi, capoeira e contact improvisation sfida il concetto di peso e di forza di gravità.
Les 4 saisons, di Angelin Preljocaj, chiude il trittico a firma Ater-Piccolo (15 febbraio). Vivaldi danzato da Giuliano Carmignola è una delle ultime creazioni del coreografo franco-albanese, di cui si mettono in scena ogni anno in tutto il mondo oltre cento rappresentazioni.
Agli Arcimboldi non mancherà, com'è ovvio, il Corpo di Ballo della Scala. Dal 15 al 18 marzo l'étoile Roberto Bolle sarà protagonista de La strada, ispirato alla celebre pellicola felliniana, e del capolavoro di Roland Petit Le Jeune homme et la Mort.