Eifman: «Questa Giselle è una storia autentica»

La tragica fine di Olga Spesivtseva agli Arcimboldi in forma di danza

Igor Principe

Se l'obiettivo è portare a Milano la grande danza per destarvi un'attenzione generale da tempo intorpidita, si può dire che il Teatro degli Arcimboldi abbia in mano una sveglia potentissima, puntata alle 21 di martedì 24 gennaio. A quell'ora, in Bicocca, si alzerà il sul momento inaugurale della stagione coreutica del teatro: Giselle Rossa. Realizzato dall'Ater, in collaborazione con il Piccolo Teatro, lo spettacolo è di quelli che contano per diversi motivi. Uno, tra tutti: il coreografo è Boris Eifman.
Senza voler svilire capacità e bravura dei danzatori, fondamentali per tradurre in azione le idee di chi disegna i movimenti, Eifman appare come la vera star di questa prèmier milanese.
Nell'opinione comune non è solo il più importante coreografo russo contemporaneo, ma anche un innovatore di quelli che non si teme di definire «rivoluzionari». La sua idea di danza non si limita al gesto, teso o leggero, ma sconfina nelle metodologie del teatro drammatico e del cinema del ventesimo secolo per dar vita ad un'esperienza articolata su più dimensioni. I suoi spettacoli sono dunque vere esperienze teatrali; ai danzatori della sua compagnia - il Ballet Teathre di San Pietroburgo, nato nel 1977, quando la città si chiamava ancora Leningrado - chiede di essere anche attori. Qualità imprenscindibile per esprimere al meglio la passione che innerva le trame sulle quali tesse le sue coreografie. Come nel caso di Giselle Rossa.
«È la storia di Olga Spesivtseva, una delle più grandi ballerine del secolo scorso - dice Eifman -. Attrice di grande talento, baciata dalla fortuna, adorata dal pubblico e dalla critica. Eppure, morta nel 1991 in una clinica psichiatrica nei pressi di New York, dopo avervi vissuto gli ultimi 20 anni della sua lunga vita. La sua deriva è stata dettata dalla genialità e dalla passione che metteva nel danzare. Fu proprio un'interpretazione di Giselle all'Opéra di Parigi a portarla sulla strada della follia: Olga si calò nella parte e nel mondo della protagonista al punto da non trovare la forza di tornare alla vita reale, e fece del destino di Giselle il suo. Ad animare me e i miei danzatori - prosegue - è stata la convizione il balletto debba riconoscere il giusto tributo alla memoria alla memoria della Spesivtseva, e alla sua indiscutibile grandezza artistica».
Scorrendo la biografia di Eifman, viene da pensare che l'ispirazione per Giselle Rossa nasca da un'empatia tra i rispettivi destini. La danzatrice conobbe la Rivoluzione d'Ottobre anche nella persona di un agente dell'Nkvd (antenato del Kgb), con cui ebbe una relazione prima di fuggire in Europa; il coreografo sperimentò sulla sua pelle i dettami di un comunismo che lo accusava di non produrre «arte sovietica». Sorti diverse per un comune sentire, che per Eifman - che pure non fuggì all'estero - sono diventate materia di ispirazione.
«Fu proprio la tristezza che provai nell'apprendere la sua storia che mi ha spinto a pensare questo questo balletto - spiega -. Attenzione, però: non è una biografia danzata di Olga. Piuttosto, è una storia che prende spunto dal destino degli artisti che dovettero lasciare la Russia che vissero una tragica fine».
Agli Arcimboldi - su musiche di Ciaikovskij, Alfred Schnittke e Georges Bizet, e su scene di Slava Okunek, danzeranno Vera Arbuzova (Giselle-Spesivsteva), Juij Ananjan (l'agente Nkvd), Oleg Markov (l'insegnante), Aleksej Turko (il partner francese).
Eifman, inoltre, sarà protagonista de La parola alla danza (domani all'Università Bicocca, ore 16.30), primo appuntamento di un ciclo incontri con i coreografi che andranno in scena agli Arcimboldi, curato da Marinella Guatterini.