Tra Einaudi e Keynes (arbitro Francesco Forte) vince il liberalismo

Francesco Forte rappresenta intelligenza allo stato puro. E quando parla di economia e soprattutto di imposte va al nocciolo delle questioni, in modo chiaro e preciso. La formazione di Forte e il suo orientamento non sono quelli classici del liberale, anche se sul piano tributario lo si può definire uno dei pochi eredi dei grandi fiscalisti italiani liberali di inizio '900. Il suo nuovo libro è da leggere: edito da Ibl (che ha appena rinnovato il suo sito, vale la pena farci un giro) si intitola Einaudi versus Keynes. È un pretesto, quello di confrontare i due economisti, per affrontare le grandi questioni di oggi. E l'autore lo fa grazie alla lente di ingrandimento che le teorie e le posizioni dei due ci forniscono.Forte propende decisamente per il modello einaudiano e fa un parallelo niente male: «la formulazione di Einaudi è tanto più rilevante in quanto costituisce una terza via tra keynesiani e anti-keynesiani, ossia tra lassismo e benesserismo post-keynesiano da un lato, e rigore a senso unico dall'altro. Una terza via tra inflazione e tendenza al deficit e deflazione e pareggio di bilancio. Einaudi è per una politica attiva pro crescita attraverso una politica monetaria espansiva non convenzionale». In perfetto stile Mario Draghi, verrebbe da aggiungere. La tesi di Forte, molto suggestiva, è che keynesiani e anti-keynesiani hanno in comune con le politiche di austerity europee «l'arroganza del razionalismo tecnocratico». Insomma l'Europa del pareggio di bilancio non è quella di Einaudi, che pure si è molto battuto nella Costituente per l'introduzione del vincolo di bilancio nella carta fondamentale. L'uomo di Einaudi, è interessante questa contrapposizione antropologica, è un «uomo intero» fatto di molte contraddizioni, sfumature, ma pur sempre unico; quello keynesiano è al contrario scisso, diviso, ad esempio, tra uomo risparmiatore e uomo investitore. Una sciocchezza per Forte, che interpreta Einaudi. Keynes «resta a modo suo un individualista liberale» e sul piano delle libertà non economiche, ad esempio quelle sessuali, l'appartenenza di Keynes al circolo di Bloomsbury lo rendeva decisamente libertario. Ma a differenza dell'economista anglosassone, l'approccio di Einaudi è più profondo, più coerente, più di lungo periodo. Il capitalismo di Einaudi è quello che si sviluppa nel mercato con regole precise, quello di Keynes è la competizione tra grandi imprese e sistemi «dominate da una tecnostruttura elitaria».Einaudi versus Keynes è un libro pieno di spunti. Un modo per studiare e leggere i due economisti in modo diverso a quello tradizionale.