Einaudi e Milano, una storia inedita

«Forse non tutti sanno che la seconda anima di Einaudi era milanese». A dimostrarci che nella storia della grande editoria italiana del '900 ci sono ancora capitoli inediti è il professor Roberto Cicala, anima della cattedra di editoria dell'Università Cattolica. A Milano è nato Roberto Cerati, il «monstrum» che per anni affiancò («Era il polso dei gusti del pubblico») il patron Giulio Einaudi e che oggi è presidente della casa editrice: «L'incontro tra i due avvenne in modo insolito» racconta sempre Cicala. «Cerati vendeva a rate il "Politecnico" in piazza del Duomo e lì incontrò e conobbe, nel dopoguerra, il suo editore».
Ma gli episodi chiave legati a Milano sono molti altri: Elio Vittorini «dirigeva» i Gettoni, forse la più famosa tra le collane Einaudi, proprio dalla redazione di Milano e le famose copertine che tanto inimitabile stile hanno conferito all'editoria italiana sono nate non soltanto dalla geniale mente milanese di Bruno Munari, ma proprio qui, sul territorio, con gli influssi grafici che potete immaginare: «Il "bianco" Einaudi è creatura di Munari, tra le altre» chiosa Cicala. «Prendeva il trenino ogni settimana per partecipare alle proverbiali "riunioni del mercoledì", raccoglieva la commissione e poi tornava a Milano a lavorare». Con colla e forbici: prendeva il testo, magari di Gianni Rodari, lo ritagliava e poi applicava sotto a colpi di Coccoina la sua illustrazione originale. E lo stesso accadeva con le copertine.
Testimonianza di quelle creazioni, ma anche di lettere, documenti, prime edizioni è da oggi fino al 25 novembre esposta nella biblioteca dell'Università Cattolica nella mostra «Libri e scrittori di via Biancamano» a cura di Velania La Mendola e Maria Villano, realizzata grazie alla Fondazione Mondadori, alla Sormani e al Centro Novarese di Studi Letterari con materiali originali dell'Archivio storico Einaudi. Per celebrare 75 anni di storia dell'editrice. In uno spazio ristretto ma denso, si narra la storia del simbolo, lo struzzo, i successi de Il sergente nella neve di Rigoni Stern, «La Storia» della Morante o «Gli zii di Sicilia» di Sciascia. La mostra fa parte del progetto didattico del Laboratorio di editoria dell'Università Cattolica, diretto proprio da Cerati, che per l'occasione ha anche dato alle stampe un'opera importante che porta lo stesso titolo dell'esposizione e che narra in oltre 600 pagine 75 anni di casi editoriali (Ed. Educatt).
Nel volume ci sono testi di Oreste Del Buono, Ernesto Ferrero, Sebastiano Vassalli e saggi su Contini, Rodari, Fenoglio, la «sicilianità» in casa Einaudi, la nascita dei Gettoni.
Tra le citazioni d'archivio e fotografie del volume, quelle della scrittrice Lalla Romano. Ritratta davanti alla sua casa di via Brera, ma anche in una foto pubblicata sul «Notiziario Einaudi», all'origine di una divertente e del tutto inedita «contesa» epistolare datata 1954 tra lei e l'allora redattore Italo Calvino: «Caro Calv, vorrei chiederti i danni per quella foto. Mi hanno persino detto che sembro una senatrice democristiana. Vecchia lo sono, ma là sembro una nonna. Dovresti pubblicare una errata-corrige: quella era la protagonista, questa è l'autrice. Ciao, Calvino. Me l'hai fatta grossa, però». «Cara Lalla, quella fotografia è bellissima, fresca, con le fossette sulle guance, e piena di sex-appeal. Chi te ne ha parlato non se ne intende. Io sì».