Einstein in panchina e un gigante d'assalto

Franco Ordine

Non gioca (per squalifica) ma agita egualmente i sonni del Milan. Si tratta di Juninho, brasiliano dal calcio, su punizione, imprevedibile, specialista nel firmare assist (le statistiche più aggiornate ne contano dieci nella stagione tra campionato e coppa) e nello spiazzare i portieri dalla lunga distanza. Anche Andriy Shevchenko, intervistato dall’Équipe, lo incorona numero uno. «Noi abbiamo Pirlo che pure è bravo ma Juninho Pernabucano è più forte di tutti, anche di Ronaldinho» racconta stregato l’ex Pallone d’Oro ed è forse il bigliettino da visita più interessante in vista della sfida di ritorno, a San Siro, tra una settimana. Con o senza il tiratore scelto, allo stadio Gerland (42mila posti, prevista pioggia), è garantito il tutto esaurito. Così l’OL, l’Olympique Lione diventata una sigla di successo calcistico nella Francia dei nostri giorni, un po’ ribelle e un po’ legata a doppio filo ai successi patriottici, prova a superare la barriera dei quarti di finale di Champions league che è il suo attuale confine, limite, rimpianto. Perché da quattro anni il club organizzato e rilanciato da Jean Michel Aulas, 57 anni, presidente dall’87, fondatore della Cegid (compagnia di gestione per l’informatica), vince il titolo in Francia (è in arrivo il quinto consecutivo) senza svenarsi («Non m’interessa una notte di sbronza in finale e l’anno dopo il crac finanziario» spiega), anzi riuscendo a fare dei buoni affari. L’ultimo con il Chelsea cui riuscì a piazzare Essien a 38 milioni di euro da investire sul mercato con un paio di rinforzi, Tiago e Carew, gli ultimi esponenti di affari mai sontuosi ma puntualmente efficaci. Esclusi quelli col Milan. «Galliani mi ha detto che non è interessato», rivela Aulas. Così cementato, con un presidente ammesso al G14, il club sembra capace di resistere a qualsiasi scossone, anche all’improvviso blitz dell’Uefa per i controlli antidoping. Sono nella normalità. «Li hanno fatti anche al Milan due settimana fa» fanno sapere da via Turati. Il Lione resiste pure al cambio di allenatore. Partito Le Guen, ecco Gerard Houllier, ex Liverpool: i risultati non cambiano. Anzi. E in Champions league colleziona otto partite senza sconfitte, 7 successi e 1 pareggio, con 17 gol realizzati e 4 subiti, appena. «Quella della difesa debole è una storiella», sottolinea Pippo Inzaghi cui hanno mostrato una serie di cassette. Senza Juninho, il suo calciatore simbolo diventa Sylvain Wiltord, 32 anni, reduce da una serie di infortuni e recuperato per l’occasione, collaudato contro il Tolosa, in campionato, nel primo pareggio (1 a 1) provocato più dall’abilità del portiere ospite che dalla precisione dell’attacco. «Il Lione gioca bene al calcio, lo fa con una mentalità offensiva: il Milan deve stare attento a quel gigante di Carew» anticipa Luis Suarez che del calcio francese è un conoscitore puntuale. Il gigante di Norvegia è una vecchia conoscenza del Milan: provò a caricare Maldini e compagnia ai tempi della Roma di Fabio Capello.